Come si pronuncia Duchesne?

Speranza

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 23 gennaio 2016

La speranza è un elemento ricorsivo in quello che scrivo, mi sembra che una storia di narrativa non abbia senso se non contiene un nucleo di speranza. Nei miei libri precedenti prendeva varie forme – una bambina, una svista giudiziaria, una lettera di dimissioni – questa volta c’è un uomo, uno che allunga la mano non per picchiare, ma per accarezzare.

QUI, un’altra intervista su certi pensieri che stanno dietro la scrittura di Woody.

Cambiamenti

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 22 gennaio 2016

Quanto è cambiata la sua vita dopo il successo di Studio Illegale?

Nel concreto non è cambiata poi molto. Come quando facevo l’avvocato, passo la maggior parte del mio tempo a una scrivania a pensare a qualcosa di molto fantasioso per convincere qualcuno a credermi. Là si trattava di un giudice, oggi di un lettore.

QUI, il resto dell’intervista.

La gallina che attraversa la strada

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 15 gennaio 2016

Scrivendo, mi son scontrato spesso con lo sconforto di tutte le mie ristrettezze di talento e di immaginazione. Il carburante che, soprattutto all’inizio, mi ha permesso di tenere in movimento la macchina è stato quello della comicità. La risata che speravo di suscitare mi sembrava una legittimazione piccola ma sufficiente per continuare a scrivere senza sentirmi (troppo) un usurpatore. Poi, piano piano, son riuscito un po’ a liberarmi dall’ossessione di far ridere. Ma ogni frase, ogni capitolo, anche i più drammatici, i più crudi, persino le scene, ad esempio, in cui un uomo viene violentato in un carcere o cerca di tagliarsi la gola con un coltello da cucina, tutto quello che ho scritto insomma – nel ritmo, nel linguaggio, nell’approccio – è nato da quel seme di scrittura comica che è sempre stato, nel mio piccolo, il miglior esercizio di affinamento delle tecniche di scrittura in generale.

Di comicità, di come può influenzare uno scrittore, un lettore, chiunque se la trovi di fronte, proverò a parlare in una sorta di monologo dal titolo “La gallina che attraversa la strada“. Ci saran dentro un po’ tutte le mie stelle polari, da Woody Allen a Jack Handey.

L’appuntamento è a MILANO, mercoledì 20 gennaio, alle 19:00, alla Libreria verso libri, in corso di Porta Ticinese 40. Se avrete voglia di passare, sarà un piacere salutarvi, è un incontro un po’ diverso dalle classiche presentazioni, spero possa venir fuori qualcosa di bello.

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Parolacce

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 7 gennaio 2016

“…E ancora oggi a volte mi capita di vederlo in libreria negli scaffali della letteratura per l’infanzia (in qualche caso, addirittura a fianco dei manuali per la dieta vegana del cane). Temo sia un oggetto un po’ difficile da catalogare: c’è un cane per protagonista ma al cuore della storia troviamo un evento tutt’altro che innocente, è scritto con parole semplici ma combinate in uno stile che all’inizio confonde, è illustrato ma allo stesso tempo contiene due o tre parolacce. Mi sono un po’ complicato la vita, devo dire.”

Qui, per chi fosse interessato, si può leggere il resto dell’intervista, per cui ringrazio Sabrina D’Errico.

Anche i mammut

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 22 dicembre 2015

QUI, una piccola intervista in cui provo a rispondere a qualche domanda su Woody e i libri che l’han preceduto. Ci son finiti dentro Topolino, Stephen King e i mammut.

2015

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 21 dicembre 2015

Una LISTA dei 50 libri più belli del 2015 compilata da Vanity Fair: insieme a parecchi bei titoli è un piacere vedere comparire anche Woody.

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A ben vedere

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 20 dicembre 2015

“Il mio romanzo sarà il romanzo del secolo. Anche del secolo prossimo, visto che questo è già praticamente finito. Ho detto all’editore che non deve prendersela se farò qualche erroruccio di ortografia, perché è evidente che quando la febbre creativa dell’ispirazione letteraria ti prende alle budella qualche dettaglio ti può sfuggire. Lui mi ha detto di non preoccuparmi, c’è gente pagata apposta per queste cose, per mettere l’ortografia, i punti, le virgole e tutte le bellurie, mica da credere, son fior di laureati o qualcosa del genere, e felicissimi che ci siano dei geni che scrivono i libri e gli danno da lavorare, visto che altrimenti sarebbero tutti destinati a fare i disoccupati. Mi ha fatto piacere sapere che, grazie al mio talento, tutti quei bravi cristi potranno dar da mangiare ai loro figlioletti, mi sento utile, è una bella sensazione. Di noialtri geni bisognerebbe che ce ne fosse di più in questa valle di lacrime. Siamo il sale della terra, a ben vedere.”

(François Cavanna)

Una proposta

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 26 novembre 2015

«Come sta?» dissi.
«Ho preparato una proposta da sottoporre al ministro della giustizia per punire una categoria di persone che mi dà fastidio in modo particolare.»
«Per esempio?»
«Per esempio quelli che, dopo aver nominato New York, se devono nominarla una seconda volta, dicono la Grande Mela. Per questi la pena dovrebbe essere l’ergastolo.»
«Accidenti!» dissi.
«Sì, ma non solo per questi. Anche per quelli che, dopo aver nominato il dollaro, se devono nominarlo una seconda volta, dicono il biglietto verde; o, se devono nominare l’oro una seconda volta, dicono il metallo giallo. E stessa pena per quelli che dopo il pallone, invece di ripetere il pallone dicono la sfera di cuoio. Ergastolo senza le solite riduzioni di pena» aggiunse. «E per quelli che prima dicono il papa – una paroletta breve che fa risparmiare tempo e fatica – e poi si buttano su Giovanni Paolo Secondo?»
«Ergastolo» dissi.
«Bravo. E per quelli che, dopo aver nominato Gelli, aggiungono sempre l’ex maestro venerabile della loggia P2?»
«Ergastolo come sopra» dissi.
«No, la fucilazione».
«Allora» dissi «andrebbero fucilati anche quelli che, a suo tempo, dopo aver nominato il generale Norriega, aggiungevano sempre l’uomo forte di Panama».
«Naturalmente» disse «e stessa pena per chi, a qualunque proposito, da qualunque pulpito, usa la parola millennio».
«Di questo» dissi «forse sarà più difficile persuadere il ministro».
«Non importa. Io faccio la proposta. Se poi non l’accettano, la vergogna ricadrà su di loro. Sto lavorando anche a un’altra proposta per punire tutti quelli che invece di ‘i gnocchi’ scrivono ‘gli gnocchi’. Non c’è nessuna difficoltà a pronunciare i gnocchi come non ci sono difficoltà a pronunciare ignoto, ignorante, ignobile. Vede, se dico ‘gli gnocchi’ dovrei anche dire ‘Alessandro Volta, l’inventore degli gnocchi di patate’».
«Ahi! Ahi! E chi introduce nei cervelli queste assurdità?»
«Sono certe maestre… le figlie di quelle che un tempo insegnavano a scrivere: ‘carne in iscatola’. Mi ricordo una carne in iscatola che era rimasta nelle prime pagine di Tempo di uccidere di Flaiano. Ho sostituito l’iscatola con una normale scatola e Flaiano mi ha ringraziato. La saluto. Parto. Vado in Isvizzera… Non si agiti. Sto scherzando. Buon lavoro.»

(Aldo Buzzi – Un debole quasi per tutto)

25 novembre

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 25 novembre 2015

Ci sono forme di violenza sulle donne che si portano dietro connotati particolarmente odiosi: sono le violenze nascoste, giustificate, legittimate con la frottola dell’amore, dell’affetto, del “Tu sei la cosa più importante che ho”. E allora ecco che, in questi rapporti, “Ti amo” è una frase che l’uomo non lascia mai troppo da sola, tende a metterla in coppia con frasi come “Tu sei mia”, oppure “È che sono un po’ geloso”, oppure “È colpa mia se ci tengo a te?”, e avanti verso “Non è un po’ troppo corta quella gonna?”, oppure “A me sembra che quel tizio ti scriva un po’ troppo spesso”, oppure “Tu a ballare da sola non ci vai”, fino all’orrore di frasi come “Forse è volato qualche schiaffo di troppo ma in un rapporto può capitare”, oppure “Lei lo sapeva che ero possessivo però ha continuato a provocarmi”, oppure “È stato un raptus, lo giuro, non me lo perdonerò mai”, fino alla peggiore di tutte, la più mostruosa: “Io l’amavo”.

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(Illustrazione di Magoz)

Parlar d’amore

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 23 novembre 2015

Mi è stato chiesto di leggere, per una radio, un passaggio tratto da Woody che parlasse d’amore. Mi son trovato in difficoltà, avevo la sensazione che non ci fossero pagine adatte. Poi, rileggendolo, ho ritrovato questo breve passo, mi sembra contenga l’idea di amore nella sua forma più pura, di ricerca della felicità dell’altro, anche a costo di perdere un pezzo della propria.

Dice Woody:

“Da tempo Padrona: sta con nuovo amico chiamato: Fidanzato.
Woody: è solo un cane. Impossibile fare fidanzato.
Padrona dice: Woody, non devi essere geloso.
Woody: gira muso da altra parte.
Geloso? Ah ah ah. Woody: mica geloso, per niente geloso, figurare se geloso. No, no, no. Poi va in cuccia con testa alta. E allora Padrona: ride. Ride e dice: Gelosone, e corre a prendere Woody per zampe davanti, come per fare ballo insieme. E mentre Padrona: balla con Woody in mezzo a salotto, Woody: osserva bene. E vede che Padrona: è felice. Felice tantissimo. E allora Woody pensa: Forse. Se Padrona: è felice, forse cambiamento: è giusto. Se Padrona: è felice, forse Woody: deve accettare cambiamento. Forse, piano piano, con pazienza, con impegno, poi anche Woody: diventa felice, anche solo abbastanza felice, anche solo un pochino felice. E allora Woody: abbaia. Abbaia e pensa: Va bene, va bene, Woody: ci prova. Accetta nuova persona, accetta nuove giornate, nuova vita. Per te, Padrona, Woody: accetta.”

(Woody – pag. 34)

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