Come si pronuncia Duchesne?

E dice…

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 26 giugno 2015

Matteo Salvini dice: “Ci vuole libertà di azione assoluta per polizia e carabinieri. E se devo prendere per il collo un delinquente lo prendo per il collo, e se si sbuccia un ginocchio o si rompe una gamba, cazzi suoi!

E, ad ascoltarlo, con quell’inflessione un po’ ottusa, un po’ rozza del facciamo, muoviamo, disfiamo, con tutta la pochezza verbale e intellettuale dei suoi ragionamenti, viene da pensare che quest’uomo, se lavorasse in una qualunque azienda, avrebbe difficoltà non dico a far carriera, ma solo a ottenere un ufficio distante dal gabinetto, e invece se ne sta lì, tra i microfoni e i fotografi, e, con quell’inflessione un po’ ottusa, un po’ rozza, dice: “Ci vuole libertà di azione assoluta per polizia e carabinieri. E se devo prendere per il collo un delinquente lo prendo per il collo, e se si sbuccia un ginocchio o si rompe una gamba, cazzi suoi!“.

Sappi

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 23 giugno 2015

[…]
Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno –
sappilo che non finisce qui,
di momento in momento credici a quell’altra vita,
di costa in costa aspettala e verrà
come di là dal valico un ritorno d’estate.
[…]

(Vittorio SereniAutostrada della Cisa)

Intonazione

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 15 giugno 2015

A sentir certi personaggi che urlano, “Aiutarli sì, ma a casa loro!“, si ha sempre un po’ la sensazione di uno sperpero di parole, pare evidente che le prime tre non son molto sentite, son le ultime tre quelle cui tengono davvero, lo si sente dall’intonazione, molto calcata, a casa loro!, eppure niente, ogni volta: “Aiutarli sì, ma a casa loro!“. Non vedono il risparmio, per chi parla, per chi ascolta.

Anche banale

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 12 giugno 2015
umberto_ecoIllustrazione di Laura Hempel
*

Da quel poco che si riesce ad ascoltare dell’intervento originale di Umberto Eco, a me sembra di vedere un uomo che, dopo aver detto che Internet può fare del bene (riporta la teoria che se ci fosse stato Internet probabilmente non ci sarebbero stati i campi di concentramento perché la notizia sarebbe circolata e diventata virale), aggiunge un “d’altro canto”, quindi un altro aspetto di un discorso ampio, per introdurre quello che ritiene un possibile risvolto negativo, il fatto che “premi Nobel” e “imbecilli” abbiamo in mano lo stesso megafono. È vero che usa una formula sbagliata come “diritto di parola”, ma mi pare una faccenda colloquiale, il senso di quello che dice sembra abbastanza chiaro. Così come “premio Nobel” mi sembra venga usato in forma di allusione, per indicare un esperto, una persona competente, e viceversa, “imbecille” mi sembra non venga usato per offendere gli utenti comuni, ma nel senso proprio di imbecille. Cercando di ricostruire il contesto del discorso, poi, sembra di capire che stia parlando di informazione e di bufale, sostenendo che, sul web, è necessario sviluppare una capacità di filtro e di critica per capire cosa sia vero e cosa sia falso, proprio perché si tratta di uno spazio aperto a persone qualificate (dottori, scienziati, studiosi) così come a quelli che, dice Eco, un tempo venivano messi a tacere al bar dai compagni che (Eco lo dice in dialetto) gli dicevano: “Ma sta buono lì, stupido”. Vengono in mente i discorsi sui vaccini, su Stamina, il giustizialismo, le notizie monche dei giornali, gli articoli per ottenere i click, ecc. ecc. Insomma, forse mi sbaglio, ma non vedo Eco che dice che solo i Nobel possono parlare, o che il popolo è stupido, o che Internet è il male, o che si stava meglio prima, o che ecc. A me sembra di vedere Eco che fa un’osservazione sulle storture di questo mezzo. Ed era un’osservazione anche banale, fino a che non è stata data in pasto a questo mezzo.

Automatico

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 12 giugno 2015

“Sono single da così tanto ormai che quando mi chiedono: ‘Con chi stai adesso?’, in automatico mi vien da rispondere: ‘Vodafone.'”
(Miranda Hart)

Donne (Body building)

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 8 giugno 2015
muscle man(Illustrazione di Nelleke Verhoeff)
*

M’innamorai. Ma non avevo il coraggio di confessare il mio amore, perché sono mingherlino e per le donne non attraente. Per prima cosa decisi di irrobustire il mio corpo, e poi di dichiararmi.

Il corpo si irrobustisce con esercizi che consistono nel sollevare pesi. Prendiamo il peso con l’aiuto del pollice e dell’indice, lo alziamo e, tendendo repentinamente il bicipite, lo portiamo di strappo all’altezza dell’esofago. L’ultima fase dell’esercizio consiste in un piegamento all’indietro, cosa che rende anche elastica la colonna vertebrale, soprattutto la vertebra cervicale. Se l’esercizio è eseguito correttamente, si dovrebbe udire un leggero gorgoglio.

Già dopo pochi esercizi il sangue scorre più vivacemente nelle vene, e gli occhi acquistano splendore.

Dato che ero un principiante, cominciai con un peso da cinquanta grammi. Già in breve tempo il mio bicipite si sviluppò al punto che potei passare a cento grammi. Quando mi guardavo allo specchio notavo cambiamenti vantaggiosi persino nel naso, che si era ingrandito e aveva assunto un sano colorito rosso. Lavoravo costantemente su di me, anche se a volte provavo una grande stanchezza, soprattutto la mattina presto del giorno seguente gli esercizi.

Si avvicinava il momento in cui avrei potuto senza complessi confessare il mio amore alla donna amata. Prima mi esercitai a lungo con un collega al club, e la mattina presto andai da lei. Davanti alla porta mi spogliai, tesi i muscoli e suonai il campanello.

Ma chi mai capisce le donne? Lei non volle ricevermi. Forse, perché avevo sbagliato porta.

(Sławomir MrożekLa vita per principianti)

Se davvero

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 5 giugno 2015

“Mah, se davvero Pac-Man ci avesse influenzato, adesso ce ne andremmo tutti in giro per stanze buie, a buttar giù pillole, ascoltando musica elettronica.”
(Marcus Brigstoke)

Le parole di Jovanotti

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 4 giugno 2015

Si fa un gran parlare delle parole di Jovanotti a proposito del lavoro non retribuito, poi uno va a vedere il video originale e scopre che ha detto qualcosa di diverso rispetto a quanto riportato dai titoli di giornale, come spesso accade. Ma quando uno va a vedere il video, scopre altre parole, anche più interessanti, come questo passaggio (che ho cercato di riportare il più fedelmente possibile, con tutte le esitazioni e le incongruenze del parlato) in cui, in modo molto leggero, molto onesto, senza abbellimenti e false concessioni, Jovanotti racconta uno scenario platonico insieme terribile e suggestivo. Da un lato: finanza, politica, lobby e oligarchie, dall’altro: un giovane cameriere alla sagra della ranocchia di Cortona. Messa così, non verrebbe nemmeno il dubbio su quali parole ci sarebbe da discutere e approfondire o accettare ed archiviare. E invece.bird bellomo

“Guarda, io, m’è successa una cosa l’altr’anno, m’è successa una cosa, per rispondere a questa domanda, sono stato invitato ad un summit segre–, privato, molto molto esclusivo, organizzato dalla, da una delle più grandi aziende del mondo, in questo summit, un’azienda di internet, c’erano quelli che secondo loro erano gli ottanta persone, le ottanta persone più importanti del pianeta per quanto riguarda il futuro, va bene?, adesso io non posso parlare liberamente di questa cosa qui perché era un, si dice off the record, ovvero era un incontro a porte chiuse, senza nemmeno la connessione internet, che voi direte non ha, per un’azienda internet, però di fatto è stato molto interessante, vi domanderete anche tu che c’entravi tra quelle ottanta persone?, è una domanda intelligente, io me la sono fatta per primo, questa domanda, però il punto è che, siccome questa cosa avveniva in Italia, loro avevano piacere di avere un personaggio della chiamiamola cultura popolare, pop, italiana, avanzata secondo loro, ovvero non che rappresentasse la tradizione ma che rappresentasse un percorso verso qualcosa di futuro, questa è una promessa, è una premessa, la cosa interessante di questo incontro, che è durato quattro giorni, è che c’erano premi nobel, c’erano CEO, come si dice, come si traduce in Italia?, amministratori delegati, di grandissime multinazionali, farmaceutiche, tecnologiche, ingegneri, c’erano addirittura attivisti, attivisti per i diritti umani, femmini–, una, una, la più importante, femministe, il più grande skater del mondo, Tony Hawk, alcuni di voi lo conoscono, c’erano surfisti, non c’era un politico, neanche uno, neanche uno, c’era il capo della banca mondiale, c’era il, il, questa cosa qui non vuol dire che i politici, perché non c’erano?, io l’ho domandata questa cosa, perché non servono, hanno detto loro, nel senso che in questo ambito, in questo ambito, la politica non è importante, noi, qui si decidono le cose, qui, si de–, le cose si decidono non più a livello politico, ma la visione non è più politica, questo è drammatico eh, non sto dicendo, poi non è che farò un balletto su questo tavolo per festeggiare questa cosa, dirò che, che però la situazione è, è questa, nel senso che la politica amministra questa situazione ma le scelte non le fa la politica, non le fa più la politica, una volta le faceva solo la politica, poi a un certo punto le ha fatte insieme a, e poi non le ha fatte più, non le ha fatte più, perché?, perché la politica cerca consenso, e per, cercando consenso, sbagli sempre, se tu cerchi consenso sbagli sempre, se tu vuoi, se tu vuoi ottenere la benevolenza di qualcuno devi dargli una gratificazione immediata, e la gratificazione immediata è quasi sempre un errore, perché la politica è visione, no?, per me, perché io in una canzone dico il tecnocrate di turno è quello che ci fotte, no?, perché il tecnocrate non ha visione, il tecnocrate sistema le cose in quel momento lì, ha una visione breve delle cose, fa i conti, fa i conti in quel momento, la politica invece è quella che ha la visione, e la visione qual è?, avere un obiettivo, l’obiettivo è quello di raggiungere questo risultato, e come si fa?, si fa così, questo è il primo passo, qui scontentiamo questo qui, qui qualcuno si arrabbierà, però poi dopo, dopo ritornerà, perché comunque si renderà conto che abbiamo fatto bene, e questo oggi la politica non è più in grado di farlo, perché se la politica si fa in televisione, è chiaro che è difficile, no?, quindi chi la fa?, la fanno altri, grazie al cielo.”

(QUI, c’è il video integrale, il pezzo sopra si può trovare al minuto 1:00:50)

(La fotografia è di Nicola Bellomo)

Quasi

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 3 giugno 2015

Non era un buon periodo per essere un poeta. Ma era un buon periodo per essere quasi un poeta.

– “Hai sentito queste canzoni? Sembrano poesie.”
“Devo assolutamente ascoltarle.”

– “Hai letto questo libro? Sono poesie.”
“Oh, no grazie.”

(“J. C. Audetat, Traduttore di Don Chisciotte” – B. J. Novak)

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