Come si pronuncia Duchesne?

Martellare

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 21 novembre 2014

Qualche tempo fa, mi sono trovato a fare un intervento sull’umorismo. Avevo solo un quarto d’ora e ho ridotto al minimo gli esempi di comicità, lasciandone fuori alcuni un po’ lunghi e un po’, forse, più difficili. Quello che qui sotto è uno degli esempi lasciati fuori, uno dei testi comici che amo di più.

***

hammerRicordo che stavo martellando sulla staccionata nel retro del giardino quando mi venne incontro mio papà. Teneva in mano una lettera o qualcosa del genere, e sembrava molto preoccupato.
Continuai a martellare mentre si avvicinava. “Figliolo” disse, “perché martelli sulla staccionata? È già piena di chiodi.”
“Ah, ma non sto usando chiodi” replicai. “Sto solo martellando.” E con questo, me ne tornai a martellare.
Papà mi chiese di smettere un attimo di martellare, aveva delle notizie da darmi. Smisi immediatamente di martellare, ma prima diedi un paio di nuove martellate, il che sembrò far infuriare mio padre. “Ho detto di smetterla di martellare!” gridò.
Penso che si sentì in colpa per avermi urlato addosso, soprattutto perché sembrava che avesse brutte notizie. “Ascolta” disse, “puoi martellare dopo, ma prima…”
Be’, non stetti nemmeno ad aspettare il seguito. Appena sentii “Puoi martellare”, è quello che cominciai a fare. Martellare, felice come un caro vecchio martellatore.
Papà cercò fisicamente di fermarmi dal martellare inserendo un piccolo pezzo di qualcosa tra il martello e la staccionata, ma io senza batter ciglio continuai a martellare, perché è così che sono quando mi prende questa cosa del martellare. Al che, mio papà mi prese il braccio e mi bloccò.
“Mi spiace ma ho delle notizie da darti” disse.
Giuro, quello che feci dopo non aveva niente a che fare con il martellare. Semplicemente, lasciai che il martello dondolasse mollemente lungo il braccio, e forse andò a picchiettare sulla staccionata una o due volte, ma tutto qui.
La cosa apparentemente non sembrò far differenza per mio papà, visto che mi strappò il martello di mano e lo lanciò lontano nel giardino.
Quando vidi il mio martello volare così per aria, impotente, non riuscii a sopportarlo. Scoppiai in lacrime, lo ammetto. E corsi in casa, più veloce che potevo.
“Figliolo, torna qui” gridò papà. “Non pensi al tuo martello!?”
Ma, a quel punto; non mi importava più di martellare. Corsi a casa e mi tuffai sul letto, battendo i pugni. Battevo e battevo, finché, alla fine, dietro di me, sentii una voce. “Visto che stai battendo, perché non usare questo?” Mi girai, ed era papà, reggendo un martello nuovo di zecca tutto d’oro.
Subito, mi asciugai via le lacrime dagli occhi e corsi verso le braccia spalancate di papà. Ma, all’improvviso, lui si scansò, e io mi trovai a precipitare dalla finestra del secondo piano dietro di lui.
Ogni volta che sento un ragazzo mettersi nei guai con la droga, mi piace raccontargli questa storia.

(Jack Handey)

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