Come si pronuncia Duchesne?

Alessandro Baricco

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 29 ottobre 2014

In occasione dell’uscita quest’oggi del nuovo libro di Alessandro Baricco, pubblico qui sotto un piccolo brano (uno tra gli intermezzi più giocosi, quelli in cui fanno capolino una serie di personaggi pubblici) tratto da Peep Show, in cui proprio lo scrittore appare in uno scambio con il mio protagonista, Nicola, che si trova a fargli da autista.

alessandrobaricco

Alessandro Baricco si fa trovare davanti alla Stazione Centrale seduto sul trolley. Scendo dalla limousine, mi scuso del ritardo e corro a infilare la valigia nel bagagliaio, mentre lui, senza dire una parola, segue l’operazione con gli occhiali neri abbassati sul naso, un sopracciglio alzato e l’espressione di chi vorrebbe colpirmi violentemente ma si chiede a che cosa servirebbe, continuerei a esistere, ci vorrebbero soluzioni più definitive.

***

«Vai più piano.»
«Più piano di così?»
«E fai strade laterali.»
«Però poi mi sa che arriviamo in ritardo.»
«Dobbiamo arrivare in ritardo.»
«Dobbiamo?»
«Naturale che dobbiamo. S’è vista mai la presentazione di un grande scrittore cominciare in orario? No. Il pubblico vuole attendere, è lì fondamentalmente per quello, vuole sentirsi parte di un contesto di suspense, una splendida atmosfera di avvento. È nella natura dell’adorazione attendere, che si tratti del Messia o del nuovo modello di iPhone.»
«No, glielo dico perché quelli della Feltrinelli si sono tanto raccomandati. Fanno presente che alle venti poi loro devono chiudere, hanno già avuto problemi con i sindacati.»
«Io ti parlo di adorazione, tu mi parli di sindacati.»
«Le riferisco solo che cosa mi hanno detto.»
«Ma quando è successo che il mondo ha preso questa piega? Da quando i grandi scrittori sono soggetti alle circolari della CGIL? Da quando i grandi scrittori sono, che ne so, obbligati a mettere i bollini verdi della revisione della caldaia? Perché, che tu ci creda o no, sono venuti a dirmi anche questo, i signori ispettori: Dottor Baricco, lei è tenuto alla manutenzione e alla revisione annuale della caldaia come tutti, è una faccenda di sicurezza, oltre che di ottimizzazione dei consumi.»
«Una scocciatura. Però alla fine si tratta giusto di una volta all’anno.»
«Come tutti, hanno detto. Come tutti chi? Dostoevskij metteva forse i bollini alla caldaia? Fitzgerald metteva i bollini alla caldaia? Shakespeare?»
«Credo sia una faccenda di ordinanze.»
«Settecento euro di sanzione amministrativa. E La Repubblica che si rifiuta di pubblicare la mia lettera aperta.»
«Ripeto, credo ci siano proprio delle ordinanze da rispettare.»
«Però vedi che se la stessa lettera la scriveva Dostoevskij, o Fitzgerald, o Shakespeare, altro che pubblicarla, la piazzavano proprio in prima pagina, con tanto di fotina sotto. Già me lo vedo Dostoevskij, con la sua bella barbona, la faccia tutta ingrugnita. E i critici ad applaudire, bravo, bravo, ma che prosa, ma che vivacità, ma che ispirazione.»
«Non starei ad ascoltare i critici.»
«Ma è proprio il sistema che è sbagliato. Questo culto degli antichi è completamente ingiustificato. Facciamola finita una volta per tutte, abbattiamo i simulacri, liberiamoci di un passato che s’è fatto pesante, accademico, polveroso, cominciamo ad avere più rispetto per i moderni. Vuoi sapere come stanno veramente le cose? Te lo dico io, come stanno. A furia di stare sulle spalle dei giganti, noi siamo cresciuti, e quelli, i giganti, si sono ingobbiti. Dostoevskij ha rotto i coglioni. Ha. Rotto. I. Coglioni. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: Dostoevskij, hai rotto i coglioni. Se ora Dostoevskij venisse qui da me, seduto lì dove sei seduto tu, sai che cosa gli direi?»
«Che cosa gli direbbe?»
«Fëdor, hai rotto i coglioni!»
«Giusto, avrei dovuto aperlo.»
«E lascia pure che si metta a protestare, a fare la voce grossa. Che c’è, Fëdor? Non ti sta bene? Vuoi picchiarmi? Dai, vieni avanti, fatti sotto, non mi fai paura, te lo ripeto: hai rotto i coglioni, hai capito? Mi hai rotto i coglioniiiiiii!»
«Sta piangendo?»
«Ma perché non riescono a vedere quanto sono grande?»

(da Peep Show – pagg. 165-167, Marsilio)

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