Come si pronuncia Duchesne?

DVD

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 19 giugno 2013

Da oggi è disponibile il DVD del film tratto da Studio illegale.

Studio-illegale-cover-dvd

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5 Risposte

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  1. mario said, on 23 giugno 2013 at 1:07 pm

    Letto, complimenti per l’evoluzione!

  2. Anonimo said, on 3 luglio 2013 at 8:22 am

    Ciao duchesne,
    Ho appena visto il film studio illegale e volevo chiederti una cosa: sei soddisfatto del prodotto? A me personalmente sembra molto (troppo) lontano dal blog e dal libro. Non traspare la stessa depressa-ironia che a mio avviso caratterizzava il protagonista…che ne pensi?
    Paddy Garcia

  3. federico baccomo "duchesne" said, on 3 luglio 2013 at 2:49 pm

    Ciao Paddy Garcia,

    sì, il film si è molto allontanato da blog e libro. È stato un allontanamento graduale, motivato dal fatto che la struttura a episodi che hanno sia il blog (necessariamente) sia il romanzo (perlomeno nella prima parte) è stata giudicata inadatta per il cinema. Da lì, la ricerca di un plot, di un classico arco narrativo, ha portato a sviluppare la vicenda amorosa, che nel libro era un pretesto perchè il personaggio capisse che avrebbe dovuto darsi una mossa, nel film diventa il motore della storia e finisce per fagocitare il resto. Anzi, a tratti, finisce proprio per sgretolare le stesse premesse del romanzo: dove prima c’era un ragazzo in crisi e a disagio, ora c’è un ragazzo che, sì, si vede che non sta bene, ma fondamentalmente è a suo agio con se stesso e con la vita che fa, e solo con l’amore arriva il cambiamento. Ti faccio un esempio che secondo me descrive bene la differenza: in una scena del film, al supermercato, Andrea è alla cassa e, alla domanda: “Vuole iscriversi alla newsletter per i clienti single?”, risponde: “No, grazie, sono poligamo.” Questa è una battuta che continua a non piacermi molto, non perché non sia valida, anzi, al cinema ho sempre sentito ridere, ma perché non apparteneva all’Andrea che avevo in mente io, quello che a un certo punto cerca di ricordare l’ultima volta che ha fatto l’amore e scopre che son passati quasi 200 giorni. L’Andrea di cui parlavo io avrebbe risposto inorridito di no, salvo poi: “Ma guardi, non per altro, magari mi lasci il volantino…”.

    Ciò detto, consapevole che sia qualcosa di molto diverso dal romanzo, a me il film è piaciuto, e ti confesso, nemmeno poco. Naturalmente ci sono aspetti più o meno riusciti, ma la prima cosa che mi verrebbe da dire è che tecnicamente è un film di alto livello: ha una regia molto espressiva, capace di giocare bene con la cinepresa nonostante i limiti tipici delle commedie, in cui le inquadrature non devono troppo disturbare; la fotografia è molto elegante e americana; c’è una cura dei dettagli visivi che io nel cinema italiano trovo raramente; è molto ben recitato: tralasciando le certezze come Ennio Fantastichi, che rende Giuseppe sgradevole, disturbante, eppure in qualche modo assolutamente credibile nelle vesti di dominus, uno di cui Andrea un tempo poteva facilmente provare ammirazione) e diversi caratteristi che vengono dal teatro e regalano interpretazioni molto umane, molto sincere (Pino Micol su tutti, ci sono un paio di passaggi in cui certi sguardi, certe sottigliezze illuminano la scena), c’è la sorpresa di Nic Nocella che dà a Tiziano tutto un colore che sulla carta non aveva (oltre a regalare diverse belle risate), e c’è Fabio Volo, che secondo me in questo film è perfetto. Tanta critica ha scritto: “il solito Fabio Volo, che impersona se stesso”. Non so, forse ci vedo io cose che non ci sono, ma ti faccio un esempio concreto: penso alla scena in cui racconta a Emilie la storia dei pedali, mentre cenano al ristorante cinese, a me pare che quella naturalezza lì, di un uomo che si sta innamorando e sta facendo innamorare una donna, non è per niente facile da rendere, tutt’altro, bisogna essere veri attori (quella è la mia scena preferita, e non sarebbe stata così efficace con un altro attore), a voler tacere dello sguardo finale in camera, che anche con mille parole sarebbe difficile da descrivere.

    Dal punto di vista narrativo, poi, l’ho trovato di vero intrattenimento, nel senso nobile del termine, come dovrebbe fare una commedia, uno di quei film di quelli che ti fan star bene, che li riguardi sempre volentieri, che ti offre una leggerezza d’animo ma, se appena appena hai voglia, ti spinga anche a fare un paio di riflessioni. E ottiene tutto questo, nonostante, sotto sotto, possieda una vena molto cattiva. Ecco, questa cosa sembra non l’abbia vista nessuno, e forse è tutta una mia costruzione, ma è un film per niente consolatorio, al contrario. Al di là del lieto fine meno lieto che ci possa essere, qui tutti tradiscono, sono egoisti, fanno male al prossimo (anche i personaggi più buoni: Tiziano è subito pronto a scaricare il suo amico-mentore, lo stesso ingegnere tanto buono e affezionato alla famiglia, è uno che inquina, viola le leggi, è un criminale in fondo, oppure la stessa Emilie che, vabbé, amore, ok, ma intanto, nel dubbio…) ma non lo fanno perché sono cattivi, sono solo umani, è il loro modo di stare a galla, ed è il modo che, nel loro piccolo, cercano di cambiare.

    Potrei andare avanti, ma è solo per dire che, al di là dei suoi difetti, al di là dei risultati poco rosei di pubblico e critica, a me piace molto che questo film si porti addosso quelle due parole – studio illegale – che hanno dato inizio a tutto.Poi, non so, c’è caso che sia tutto una mia interpretazione, in fin dei conti il mio coinvolgimento emotivo non mi permette un’analisi serena, però, di solito, riesco a restare abbastanza obiettivo in queste faccende. Fammi sapere tu, se ti va, che pensi del film in sé, al di là delle differenze con il libro.

  4. Anonimo said, on 3 luglio 2013 at 6:29 pm

    Intanto grazie per le tua risposta, molto apprezzata.
    La mia “critica” – che poi in realtà nemmeno può essere definita tale – nasce proprio dal quel senso di smarrimento che ho avvertito nel guardare questo Andrea Campi. Ho adorato (sia nel blog che nel libro) quella sua vena ironica, malinconica, frutto di un disagio professionale che sconfinava nell’esistenziale. Hai colto perfettamente quello che intendevo quando hai scritto che l’Andrea di cui parlavi tu alla cassiera avrebbe risposto – dopo un perentorio no, quasi offeso – “Ma guardi, non per altro, magari mi lasci il volantino…”
    Non dispongo di conoscenze in materia di cinema e sceneggiature al punto da potermi esprimere in merito alla fattibilità o meno di una trasposizione tout court del blog su schermo, in particolare in virtù della sua natura episodica, ma la mia sorpresa è nata proprio da questo: non ritrovare quello che per me rappresentava il punto centrale di tutto, ovvero il carattere del personaggio. Tutto qui. Non discuto neanche degli attori – per me tutti più che all’altezza della situazione (nota di merito, secondo il mio personalissimo parere, a Zoe Félix, che avevo già potuto ammirare in “bienvenue chez le ch’tis” – quello vero – , nè sulla fotografia. Anche Fabio Volo ritengo sia stata un’ottima scelta per il protagonista. E ritengo che Fabio Volo avrebbe potuto tranquillamente calarsi nei panni del tuo Andrea Campi.
    Un’altra cosa che secondo me è mancata è stata la quasi totale assenza della vera componente “illegale” che caratterizza quel tipo di law firm: la stanza di Campi era vuota – e da giovane avvocato quale sono anch’io, sebbene non più in uno studio illegale – da che ne so io, solo l’ufficio di un partner può permettersi questa peculiarità: il collaboratore, lui, ha l’ufficio peino zeppo di fascicoli, faldoni, incarti, da dovere gestire: traduzioni “ordinate” alle 19 per l’indomani, pareri, testi, e-mail a volontà (i famosi “plon” “plon”) di quando si accende outlook al mattino. E’ mancato a mio avviso perlomeno uno scorcio di quella frenesia da studi illegali, cosi ben descritta nel blog e nel libro. Nel film Andrea Campi sembra quasi non lavori, o lavori poco. Non lo si vede rincasare alle 23, dopo aver mangiato pizza e/o sushi sulla scrivania, con quella cravatta allentata e l’aria tutta trasandata…
    Ma hai ragione, è sempre così quando ci si affeziona troppo all’opera originaria: il film immagino avesse anche bisogno di trovare una sua indipendenza artisitica e stilistica, senza considerare che ignoro quali e quanti aspetti del libro /blog non siano adatti all’adattamento cinematografico.
    In ogni caso complimenti per tutto.
    Ora attendo con ansia il film tratto da “la gente che sta bene”. Già la presenza nel cast di Claudio Bisio promette bene…!

    Saluti,
    Paddy Garcia

  5. federico baccomo "duchesne" said, on 4 luglio 2013 at 1:43 am

    Sì, esattamente, quella mancanza dell'”illegalità” dello studio è proprio l’elemento che mi dispiace di più si sia perso, poteva essere la componente nuova di un film e di una storia di questo tipo. Forse il mio “dispiacere” è mitigato dal fatto che comunque è stata già raccontata nel libro, in qualche modo vedo il libro come la c.d. pars destruens, lo sguardo ironico che demolisce tutto, il film come la pars construens, i movimenti di salvezza del personaggio.

    Aspetto anch’io con ansia il nuovo film: in questo caso si è fatto un vero e proprio adattamento, e le modifiche (ce ne sono un paio piuttosto sostanziali) sono del tutto in linea con il romanzo. Posso anticiparti che ho visto già montata una scena in particolare – quella del dialogo tra Giuseppe e Carla nel bagno del ristorante (la scena che amo di più del libro assieme alla telefonata di Giacomino) – e mi sono quasi commosso, è esattamente come l’avevo immaginata io scrivendola, addirittura meglio, ci sono degli sguardi di Bisio e della Buy, certe espressioni, che danno a quel momento uno struggimento che non immaginavo.


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