Come si pronuncia Duchesne?

Routine

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 6 febbraio 2013

Domani uscirà il film tratto da STUDIO ILLEGALE, ci sarà da parlarne (si spera bene), ma per un attimo torno alla mia piccola routine: su Bravacasa di questo mese compare un mio breve racconto, “La casa elegante“,  in cui risfodero due personaggi di un precedente racconto, “Tu sei felice?“, (che un giorno spero di far diventare protagonisti di qualcosa di più). Il racconto mi piace molto, ma temo che possa essere capito solo da chi conosce la storia che c’è dietro, per cui provo a sintetizzarla così: il racconto che originariamente avrebbe dovuto essere pubblicato è stato giudicato disturbante per i lettori (un peccato, non avevo mai scritto nulla di simile), così mi è venuta in mente una frase di Karl Kraus, che dice: “Il potere censura solo le battute che capisce”, e in dieci minuti è nato il racconto sul numero in edicola.

Poi, anche questo mese su GQ compaiono le mie Lezioni di vita: le segnalo un po’ perché mi sembra una puntata particolarmente riuscita, e un po’ perché, con il cambio della direzione, probabilmente la rubrica cesserà la sua opera educatrice (in questo, approfitto per ringraziare il direttore Gabriele Romagnoli non solo per avermi fatto scrivere diversi pezzi di cui vado particolarmente fiero – penso alla Lista – ma anche per avermi messo in mano uno spazio da riempire in totale libertà con una rubrica che io considero tra le cose più belle che sono riuscito a partorire e che non so in quanti ci avrebbero creduto).

Mathiole

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10 Risposte

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  1. Anonimo said, on 7 febbraio 2013 at 8:28 pm

    la lista è davvero bella

  2. winterblossom said, on 8 febbraio 2013 at 9:25 pm

    Succede che senti alla radio un’intervista ad un attore di cui sta per uscire un film. Dici: il titolo è lo stesso di. Anche la storia pare quella. Vuoi dire che?
    Mi ricordo un commento, ormai diversi anni luce fa, in cui ti chiedevo se fossi il mio ex allenatore di pallavolo di cui ero perdutamente innamorata, avvocato. Il tempo in cui avevi i proverbiali venticinque lettori.
    Be’, direi che quel tempo è passato da mo’.

    Direi sì.

    Buona fortuna, se ti serve…

  3. federico baccomo "duchesne" said, on 8 febbraio 2013 at 10:13 pm

    Lo ricordo anch’io quel commento. Anche se sì, ne è passato di tempo. Grazie dell’augurio, un pochetto di fortuna vien sempre bene…

  4. winterblossom said, on 9 febbraio 2013 at 10:21 am

    (eh…ma io per un po’ ho continuato a sperare che fossi tu, cioè lui, in modo tale da precipitarmi qual leggiadra salvatrice nella tua, cioè sua, vita!)

  5. Giongion said, on 9 febbraio 2013 at 1:27 pm

    Si sappia che un vecchio fan appositamente si recherà al cinematografo per vedere l’opera. E chissà che non ci si trovi illegalmente in gruppo…

  6. El bandolero non è più stanco said, on 11 marzo 2013 at 3:49 pm

    del come si possa trasformare una magnifica prosa in una polpetta ikea

    saletta di terz’ordine, dicansi 5 spettatori 5 (me compreso), serata piovosa, i presupposti erano tutti contro la pellicola: mi spiace (tanto, ma davvero tanto), ma dopo i primi 5 minuti di proiezione non riuscivo quasi piu’ a reprimere l’irrefrenabile istinto delle gambe ad andarsene.

    Fabio Volo, con quella faccia un po’ così, era lontano mille miglia dal disincanto misto ad ironia con cui tratteggiavi Duchesne: in certi momenti rifletteva l’italiano medio (ma furbacchione) di Sordiana memoria (i due siparietti con il vicino di casa musicista, in particolare quello in cui sostituisce la spazzatura nei cassoni della raccolta differenziata). Un piccolo uomo insomma.
    Il mega studio sembrava un non-non luogo (peggio del Pirellone il regista non poteva trovare come location).
    I colleghi: troppo macchiettistici, mancava loro la consapevolezza dello status, mista all’ignoranza totale (e priva di giustificazioni) della realtà nella quale sguazzavano e con la quale erano costretti a trattare.
    Le segretarie: avrebbero trovato spazio in un film con Carotenuto dei primi anni ’60.
    La Zoé Félix: 6 +, rendeva abbastanza bene l’avvocatessa-giaguaro (notevoli esemplari della specie popolavano il blog, l’argomento ci era abbastanza noto, nevvero?) 😉
    Ciononostante, alcune piccole perle sono riusciti ad infilarle lo stesso nella narrazione…il surreale dialogo post-saltum, il collega cleptomane, alcune battute estrapolate da blog e libro…

    In soldoni, l’atmosfera del film è a metà tra la commedia adolescenziale (l’ultima parte), ed una delle tante pellicole filo/anti yuppie di fine anni 80 inizio anni 90…

    Manca la riflessione, l’allegro (e lieve) distacco con cui Duchesne si poneva di fronte a “quella” realtà, la necessità quotidiana di gridare che “l’avvocato/il re è nudo” (a chi poi? Duchesne usava una meta-comunicazione di altissimo livello che spesso nessun altro riusciva a comprendere)…

    Spero che tu prenda le mie parole come una critica costruttiva (ovviamente non diretta a te, ma a chi ha pensato e realizzato il film), memore delle tante ore passate sul tuo blog a ridere e litigare in un tempo non lontano…

    El bandolero non più stanco

    Ps: un saluto, se mi leggono, al Samoano, e alla Lady (charmante) Windermere, oltre a tutti i logorroici digitali che frequentavano il blogghetto e con i quali ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchera..:-)

  7. Anonimo said, on 14 marzo 2013 at 2:12 pm

    mi manca il blog

  8. federico baccomo "duchesne" said, on 14 marzo 2013 at 8:34 pm

    Ben ritrovato Bandolero…

    Dunque, un giorno scriverò le mie impressioni di questo film, tutti i pensieri che c’ho fatto su, però, togliendomi dalla testa il blog e il romanzo (e la cosa bizzarra è che per me, che ne son l’autore, pare sia più facile che per i lettori), dico semplicemente che questo film m’è piaciuto, e neppure poco. Lasciando da parte gli aspetti tecnici tutti molto riusciti (regia, fotografia, costumi, non ultima la recitazione), l’ho trovato divertente, mai accomodante, a tratti più cinico e disperato di quanto non risultasse il blog. E’ un Andrea diverso, con le mani dentro a quel mondo, molto meno puro. Secondo me è un film che ha bisogno di tempo, e di purificazione da qualche pregiudizio che mi è sembrato colorasse alcune delle critiche ricevute. E poi, siamo sempre lì, quando ci sono di mezzo i gusti…

  9. El bandolero non è più stanco said, on 15 marzo 2013 at 5:22 pm

    Ciao Federico,

    hai colto il punto nel tuo post: Andrea/Duchesne ha “le mani in pasta” nel film, cosa che non appariva nel blog. Lì, la sua figura appariva come “terza”, interloquiva con i minus habens senza mescolarsi con loro (o perlomeno facendo finta di essere come loro, mantenendo in realtà il proprio universo di valori). Ed era questa la cosa “nova” (o comunque fresca).

    Di libri e film in cui il novello/novella Dottor(essa) Faust scendono a patti con l’ambiente lavorativo deteriore nel quale si trovano (con l’unica variante della possibile redenzione arrivati ad un certo crocevia) ce ne sono a bizzeffe (i Bud Fox di “Wall Street” e le Andrea Sachs de “Il diavolo veste Prada”, a seconda del genere maschile o femminile sono ormai totem per un certo tipo di narrazione filmica). Andrea/Duchesne da come viene dipinto nel film non si differenzia molto dai personaggi sopra citati: accetta il sistema, ne fa parte (ed è ben contento), e va in corto essenzialmente per un po’ di gnocca, non per la girandola di assurdità che quotidianamente è costretto a vedere.

    Cambiando la prospettiva, cambiano le coordinate della storia: da algido cantore della banalità quotidiana (anche se vestita da Caraceni), diventa uno dei tanti.

    Che poi la fotografia mi sia piaciuta, oltre ad un discreto uso del piano americano, e di qualche piano sequenza (sarò demodè, ma mi piace un certo modo di fare cinema all’antica, anni ’60), quello è un altro paio di maniche.

    E’ proprio l'”anima” della storia che mi ha un po’ lasciato l’amaro in bocca. 🙂

    El bandolero non è più stanco

    ps: non sarà un granché originale, ma prima di arrivare a vendere l’anima per una poltrona in pelle umana anch’io ho lasciato lo studio (e ho rotto con l’avvocatura)….lo sapevo già dal primo giorno di pratica, che sarebbe finita così 😉

    chissà, magari mi metto a scrivere anch’io 😀

  10. salinaversosud said, on 28 aprile 2013 at 11:52 am

    Manca anche a me!


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