Come si pronuncia Duchesne?

I giorni della monotonia

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 2 febbraio 2012

Ora, questo blog, come si vede, nasce per essere una piccola vetrina delle cose che combino, per quelli che han la voglia e la pazienza di seguirmi; tutto il resto, pensieri, opinioni, è tutta roba che cerco di tenere per me, nulla di particolarmente interessante.

Però poi che cosa succede? Succede che piano piano cominciano a girare le palle. Prima è quello che difende gli evasori, e comincia un moto lieve, poi quello che si lamenta della patrimoniale, e il moto aumenta, poi si sente che “la ricchezza è un valore”, e già ci si sente inquieti, poi uno che ce l’ha con l’Area C, poi quell’altra che piange per i sacrifici che ha dovuto chiedere, e alla fine arriva lui, col tono un po’ indulgente di un nonno che ti spiega la verità su Babbo Natale, che sostiene: “E poi il posto fisso, diciamocelo, che monotonia“, e finisce che tu pensi: “Ma no, ma porca di quella puttana, basta però, ma di che cosa stiamo parlando?”

A me sta bene che ci sia il governo dei tecnici, un governo non eletto che sistemi i danni di un governo eletto, ma facciano quello che fanno i tecnici, si occupino di questioni tecniche, tutto il resto rimanga una faccenda di democrazia, di voti. Il mio caldaista revisiona la caldaia, non viene in casa a scegliermi il colore delle tende. Ma soprattutto, a parte questi toni irridenti (che monotonia, viva le sfide) che danno un po’ i nervi in uno scenario in cui si fa fatica a stare a galla (figuriamoci a godersi la bellezza dei cambiamenti), è ora che la si pianti, qui da troppo tempo si vuol far passare il messaggio che il male dell’economia sia la triste circostanza che quel cucciolo di razza del datore di lavoro non possa liberamente licenziare il giovane bastardo che non ama le sfide e si crogiola nella monotonia. E no, Dio mio. Il mercato del lavoro non è l’art. 18, il mercato del lavoro sono i datori di lavoro che escludono dalle selezioni le donne, ché poi restano incinte, che pensano che “senza l’Italia si sta meglio” dimenticandosi quando con l’Italia però si stava meglio, che rinnovano i contratti a progetto per quasi tre anni a poche centinaia di euro al mese e poi sei fuori, che tagliano stipendi e bonus a chi lavora ma tengono costantemente aggiornate le paghe di chi dice “lo voglio sul tavolo domani mattina”, che proclamano “basta con questo qualunquismo anni settanta, non esistono i tabù”, ecc., ecc. ecc. E allora, insomma, altro che scelte, e sfide, e monotonie, uno sta lì buono e tranquillo finché può, poi però, a un certo punto, gli viene anche da dire: “Ma sapete che c’è, ma andatevene un po’ tutti a fanculo”.

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6 Risposte

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  1. novelling said, on 2 febbraio 2012 at 2:39 pm

    Reblogged this on novelling and commented:
    Raramente sono stata così d’accordo su qualcosa.

  2. Anonimo said, on 4 febbraio 2012 at 1:26 am

    ciao federico, non so dove scriverti.. linko il testo di una lettera che “cittadini e genitori” hanno scritto a Monti, deputati e Senatori, di qualche giorno fa, che affronta il tema delle reti wireless cittadine:

    ecco il testo:
    http://www.ilfrizzo.it/ambiente2012/ambiente0765.htm

    ne vuoi parlare?
    saluti

  3. Anonimo said, on 11 febbraio 2012 at 9:39 pm

    Io veramente ho ascoltato tutta la frase di Monti, e mi è sembrata più che ragionevole: certo se si prende solo quella battuta, comunque un po’ infelice, appare irridente nei confronti dei precari. Ma ascoltando tutto, e sapendo anche come la pensa Monti, devo dire che tutta la polemica appare strumentale. In fondo lui ha detto che, a condizioni dignitose, che male c’è a cambiare spesso lavoro? Il precario, infatti, è colui che non ha scelta, colui che non ha alternative a quel lavoro, senza il quale non ha reddito. E anche sull’art. 18, che poi è davvero diventato un totem, una sorta di dogma indiscutibile, perché non se ne può parlare? Quello che tu dici dei datori di lavoro è spesso vero, io lo so bene, in quanto tuo e collega che frequenta spesso i tribunali, ma ciò non toglie che le regole giuslavoristiche italiane siano uno, dei tanti sia chiaro, elementi che spaventa un imprenditore quando deve assumere una persona. E proprio in quanto avvocato posso dire che l’applicazione di questa norma non incoraggia certamente l’occupazione.Inoltre Monti ha anche chiarito che il suo modello è la flexsecurity, è veramente una cosa tanto negativa? Dopotutto è il sistema utilizzato dai paesi europei più evoluti, gli stessi paesi di cui ammiriamo tanto il welfare. Scusa se sono così critico, ma la tua mi sembra un’affermazione molto ideologica, come di molte ne go sentite in questi giorni.

  4. federico baccomo "duchesne" said, on 12 febbraio 2012 at 12:54 pm

    Anonimo #3, a me sembra ci sia poco di ideologico in quello che ho scritto.

    Al contrario, trovo ideologiche, e per questo abbastanza indisponenti, le affermazioni di Monti. Son stato molto attento a non estrapolare la “battuta” dal contesto; la mia, chiamiamola indignazione nasce proprio dal contesto, e il contesto è quello di un governo tecnico chiamato ad affrontare una crisi economica. La frase di Monti, proprio in questo senso, non mi sembra né ragionevole, né rispettosa dei precari, tutt’altro. La frase di Monti (a voler tacere di quel termine, monotonia, che suona davvero come una presa in giro) semplicemente è fuori luogo, non c’entra nulla con il suo mandato, con le possibili soluzioni che è chiamato ad adottare per fronteggiare il momento. L’articolo 18 sta in un altro capitolo e dovrebbe essere materia di discussione democratica, di decisione di un governo eletto con un preciso programma elettorale, non la mossa di uno che ha deciso che da domani io devo stare a dieta, perché secondo lui mangio troppo. Tra l’altro, per inciso, tutto quello che dici, flexsecurity, modelli nordici, welfare e quant’altro, mi trovano d’accordo, ma non mi sembrano esattamente quello che, in questi giorni, vien spacciato – con quelle uscite sciocchine e sloganistiche – dagli esponenti del governo.

    E poi, a dirla tutta, a me pare che la vera intenzione ideologica (giusta o sbagliata che sia) stia nelle parole di un premier che ha deciso che il suo compito è quello di “cambiare gli italiani”, questa non è tecnica, questa è politica.

    (Poi, se lo fa, sia chiaro, son il primo a esserne contento, ché gli italiani non mi fanno certo impazzire, ma non è che ci creda poi molto)

  5. federico baccomo "duchesne" said, on 13 febbraio 2012 at 6:57 pm

    Leggevo questo pezzo

    http://www.repubblica.it/economia/2012/02/13/news/coesione_sociale_lavoro_donne_pensioni-29808059/?ref=HREC1-73

    e penso che, davvero, stare a parlare di articolo 18 e di “monotonia” del posto fisso (una parola che è giusto ripetere, non mi piace chi liquida le sue stesse sciocchezze chiamandole “frasi infelici” e con questo assumendo che il discorso sia da chiudere lì), dicevo, stare a parlare di articolo 18 e di “monotonia” del posto fisso, beh, dai, mi vien da dire “per piacere”…

  6. rideafa. said, on 16 febbraio 2012 at 11:52 am

    ùh, secondo me dovresti scrivacchiare un pò più spesso quello che ci pensi.
    se ci pensi.
    quando ci pensi.

    ‘braccio a te.


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