Come si pronuncia Duchesne?

Il senso dell’elefante

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 23 febbraio 2012

Mi fa piacere segnalare che, oggi, esce il nuovo libro di un caro amico, Marco Missiroli. Il libro si intitola Il senso dell’elefante, è edito da Guanda e mi sembra, lo dico al di là dell’amicizia, che possa essere un ottimo modo per tornare in libreria in tempi in cui i primi tagli alla cultura mi pare li stiamo facendo da soli (anche se spesso poi se ne hanno tutte le ragioni, ma questa – come dicevano gli Squallor – è un’altra storia).

La ripresa

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 20 febbraio 2012

Sanremo VI

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 19 febbraio 2012

QUI un nuovo piccolo pezzo (il sesto e ultimo) sul Festival di Sanremo che è finito, la disciplina del duro lavoro eroico.

(Le foto che accompagnano questi pezzi sanremesi fanno parte del portfolio di Nicola Bellomo)

Sanremo V

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 18 febbraio 2012

QUI un nuovo piccolo pezzo (il quinto) sul Festival di Sanremo che s’avvia alla fine, la disciplina del duro lavoro malinconico.

Sanremo IV

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 17 febbraio 2012

QUI un nuovo piccolo pezzo (il quarto) sul Festival di Sanremo che non si ferma, la disciplina del duro lavoro artistico.

Sanremo III

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 16 febbraio 2012

QUI un nuovo piccolo pezzo (il terzo) sul Festival di Sanremo che prosegue imperterrito, la disciplina del duro lavoro sentimentale.

Sanremo II

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 15 febbraio 2012

QUI un nuovo piccolo pezzo (il secondo) sul Festival di Sanremo che è appena cominciato, la disciplina del duro lavoro profetico.

Sanremo I

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 14 febbraio 2012

QUI un piccolo pezzo (il primo) sul Festival di Sanremo che va a incominciare, la disciplina del duro lavoro cantautorale.

Routine

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 13 febbraio 2012

QUI, un altro mio appunto dai soliti processi.

Poi, anche sul numero di febbraio di GQ, c’è spazio per le mie Lezioni di vita, una rubrica con riferimento alla quale tanti mi hanno detto, e lo riporto senza falsa modestia: non l’ho letta.

Segnalo anche QUESTA intervista a Marco di Marco, ottimo editor Marsilio (che tra l’altro spende delle belle parole su La gente che sta bene, ricordo che fu uno dei primi a farmi i complimenti per quel romanzo lì, se non proprio il primo).

I giorni della monotonia

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 2 febbraio 2012

Ora, questo blog, come si vede, nasce per essere una piccola vetrina delle cose che combino, per quelli che han la voglia e la pazienza di seguirmi; tutto il resto, pensieri, opinioni, è tutta roba che cerco di tenere per me, nulla di particolarmente interessante.

Però poi che cosa succede? Succede che piano piano cominciano a girare le palle. Prima è quello che difende gli evasori, e comincia un moto lieve, poi quello che si lamenta della patrimoniale, e il moto aumenta, poi si sente che “la ricchezza è un valore”, e già ci si sente inquieti, poi uno che ce l’ha con l’Area C, poi quell’altra che piange per i sacrifici che ha dovuto chiedere, e alla fine arriva lui, col tono un po’ indulgente di un nonno che ti spiega la verità su Babbo Natale, che sostiene: “E poi il posto fisso, diciamocelo, che monotonia“, e finisce che tu pensi: “Ma no, ma porca di quella puttana, basta però, ma di che cosa stiamo parlando?”

A me sta bene che ci sia il governo dei tecnici, un governo non eletto che sistemi i danni di un governo eletto, ma facciano quello che fanno i tecnici, si occupino di questioni tecniche, tutto il resto rimanga una faccenda di democrazia, di voti. Il mio caldaista revisiona la caldaia, non viene in casa a scegliermi il colore delle tende. Ma soprattutto, a parte questi toni irridenti (che monotonia, viva le sfide) che danno un po’ i nervi in uno scenario in cui si fa fatica a stare a galla (figuriamoci a godersi la bellezza dei cambiamenti), è ora che la si pianti, qui da troppo tempo si vuol far passare il messaggio che il male dell’economia sia la triste circostanza che quel cucciolo di razza del datore di lavoro non possa liberamente licenziare il giovane bastardo che non ama le sfide e si crogiola nella monotonia. E no, Dio mio. Il mercato del lavoro non è l’art. 18, il mercato del lavoro sono i datori di lavoro che escludono dalle selezioni le donne, ché poi restano incinte, che pensano che “senza l’Italia si sta meglio” dimenticandosi quando con l’Italia però si stava meglio, che rinnovano i contratti a progetto per quasi tre anni a poche centinaia di euro al mese e poi sei fuori, che tagliano stipendi e bonus a chi lavora ma tengono costantemente aggiornate le paghe di chi dice “lo voglio sul tavolo domani mattina”, che proclamano “basta con questo qualunquismo anni settanta, non esistono i tabù”, ecc., ecc. ecc. E allora, insomma, altro che scelte, e sfide, e monotonie, uno sta lì buono e tranquillo finché può, poi però, a un certo punto, gli viene anche da dire: “Ma sapete che c’è, ma andatevene un po’ tutti a fanculo”.

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