Come si pronuncia Duchesne?

È comunque solo un romanzo…

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 9 luglio 2009

Mi hanno segnalato la recensione di Studio Illegale – romanzo e blog – che trascrivo qui sotto, pubblicata sulla rivista Fantafobal del 24 aprile 2009. Ne parlo perché viene da un avvocato d’affari e, in quanto tale, ha per me un interesse particolare.

Dice così (da qui in poi, le frasi in corsivo sono i termini di Dario Covucci, l’estensore della recensione):

Era il 29 aprile 2007 quando sul web entrava in scena tale Duchesne, con il suo blog, Studio illegale, in pochi giorni affermatosi come uno dei maggiori successi mediatici su Internet. Una settimana dopo aver lasciato uno studio milanese (una big law firm) sotto falso nome Duchesne gridava al mondo la realtà (la sua) dei c.d. business lawyers, gli avvocati d’affari che spopolano su Top legal e alimentano i sogni di schiere di neolaureati.
Un mondo ossessionato, a tratti perverso, fatto di nevrosi settimanali, segregazioni in due diligence, colleghi di stanza complessi (complessati?), partners fuori dalle righe e un mondo collaterale (o forse sotterraneo) di vizi… In tutto questo, Duchesne si descrive così: “Io sono un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene”.
Ebbene, la moltitudine dei collaboratori dei grandi studi (ma non solo) è ammaliata dagli updates quotidiani del misterioso blogger; sono soprattutto i praticanti (l’ultima ruota del carro, l’anello più debole della catena) a seguire con devozione, quasi religiosa, le vicende di Duchesne.
Vicende, sia chiaro, che tutti, ma proprio tutti, credevano storia vera in diretta da parte di un insider (un praticante, un avvocato, o, addirittura, un partner?) stanco che il mondo non sapesse neppure l’esistenza di queste realtà. Ma, poi, la svolta: il 18 marzo 2009, Duchesne si svela; un giovane avvocato (Federico Baccomo), che aveva lavorato tre anni prima – e per poco – in un grande studio, che ora fa tutt’altro, e, rimasto un po’ traumatizzato, ha scritto, rielaborandole, le sue memorie.
Sapete che vi dico? Ma va…!!!! Ormai il velo di Maya è tolto: che resta di meraviglia? Eppure, il suo libro, “Studio illegale”, è alla terza edizione e vende trilioni di copie…
Ebbene, permettetemi che ora vi parli io. Io in uno di questi studi (ed è il top) ci lavoro: un po’ mi riconosco nelle fatiche quotidiane, nella vita di 10-11-12- n. ore in ufficio (in realtà, il lavoro ce l’hai sempre in testa), nello stress quotidiano, nella difficoltà di vivere con pienezza (o anche solo mantenere) relazioni umane (e affettive) fuori lavoro; ma credo e vedo anche l’impegno, dato e richiesto da tutti (soci compresi), sempre al massimo livello, nella opportunità di crescita unica, nell’essere ben pagato (uno stipendio!) e, soprattutto, ripagato dal riconoscimento meritocratico del gran culo (e delle grandi rinunce esistenziali) che mi son sempre fatto, anche alla Brixia Law School.
E mi dico; in questa nostra realtà, difficile ed estremamente selettiva, se non avessi fatto, anche solo per un infinitesimo, quello che ho fatto, sarei a questo punto di auto-realizzazione?
Che senso ha, allora, confortarsi con le lamentazioni di un Tizio che ha un po’ il dente avvelenato perché non si è adattato alla realtà? Evviva, dunque, la capacità di adattamento, evviva il coraggio di mettersi in gioco nella vita, evviva la forza di volontà, evviva la costanza del sacrificio! Questo sì che da senso ad ogni tua scelta, ti ripaga per ogni fatica, ti fa dare sempre il meglio di te – e ti fa pure evolvere la specie (quella forense)!

Dario Covucci

Trovo che questo articolo contenga diversi spunti interessanti.

Una premessa. Nonostante quanto erroneamente riportato nell’articolo (aveva lavorato tre anni prima – e per poco – in un grande studio, e ora fa tutt’altro), la mia esperienza va un po’ oltre quella descritta: è composta di due anni di pratica in uno studio tradizionale, seguiti da tre anni in un, per usare i termini di Covucci, grande studio e prosegue con due anni in una società dove ho fatto – naturalmente con ritmi diversi – le cose che facevo prima (e non, per usare i termini di Covucci, tutt’altro). Ora, non è che voglia liquidare queste imprecisioni sulla mia vita professionale in nome di chissà quale rivendicazione curriculare, ma è che spesso le critiche che mi sono state rivolte partono da, e si fermano a, questo presupposto formale: “ma te che ne sai?”

La cosa divertente è che, anche più spesso, questa critica finisce per essere confutata dagli stessi che l’avanzano, con frasi come questa, per usare i termini di Covucci: Vicende, sia chiaro, che tutti, ma proprio tutti, credevano storia vera in diretta da parte di un insider (un praticante, un avvocato, o, addirittura, un partner?) stanco che il mondo non sapesse neppure l’esistenza di queste realtà.

Insomma, pare di capire, stando all’articolo, che inventavo situazioni di cui avevo solo una conoscenza superficiale e tutti, ma proprio tutti, però, credevano fossi addirittura un partner. C’è qualcosa che non torna: o io conosco il mondo di cui ho parlato e lo conosco abbastanza da riuscire a farmi passare per, addirittura, un partner, oppure – e l’ipotesi sembra un po’ offensiva per la categoria – c’è una tale ingenuità diffusa tra gli avvocati che basta che un praticante abbia lavorato per poco tempo in certe strutture ed è già in grado di produrre quella che viene considerata, per usare i termini di Covucci, storia vera in diretta, per due anni e un romanzo.

Accantonando in questo modo la mia esperienza, l’articolo mette sul piatto una nuova realtà (Ebbene, permettetemi che ora vi parli io), che si suppone diversa da quella nascosta dal mio, per usare i termini di Covucci, velo di Maya:

Io in uno di questi studi (ed è il top) ci lavoro: un po’ mi riconosco nelle fatiche quotidiane, nella vita di 10-11-12- n. ore in ufficio (in realtà, il lavoro ce l’hai sempre in testa), nello stress quotidiano, nella difficoltà di vivere con pienezza (o anche solo mantenere) relazioni umane (e affettive) fuori lavoro;…

Uhm, fin qui sembra di sentire me

…ma credo e vedo anche l’impegno, dato e richiesto da tutti (soci compresi), sempre al massimo livello, nella opportunità di crescita unica, nell’essere ben pagato (uno stipendio!) e, soprattutto, ripagato dal riconoscimento meritocratico del gran culo (e delle grandi rinunce esistenziali) che mi son sempre fatto, anche alla Brixia Law School. E mi dico; in questa nostra realtà, difficile ed estremamente selettiva, se non avessi fatto, anche solo per un infinitesimo, quello che ho fatto, sarei a questo punto di auto-realizzazione?

Bene, benissimo, giusto, seguire le ambizioni, lottare per esse.

Che senso ha, allora, confortarsi con le lamentazioni di un Tizio che ha un po’ il dente avvelenato perché non si è adattato alla realtà?

Eh, qui però comincio a confondermi. Che c’entro io, un Tizio, nell’auto-realizzazione di Covucci? È davvero così difficile credere che io possa aver fatto una scelta di vita diversa? È così improbabile pensare che non sia questione di inabilità ma semplicemente di ambizioni e sogni e modi di realizzazione differenti?

Evviva, dunque, la capacità di adattamento, evviva il coraggio di mettersi in gioco nella vita, evviva la forza di volontà, evviva la costanza del sacrificio!

Questo è il punto fondamentale: ma è davvero così coraggioso adattarsi invece di andare a costruirsi il proprio destino? Lasciare dopo anni, senza un’alternativa, un lavoro ben retribuito e per cui si riscuotevano apprezzamenti non è, forse, mettersi in gioco? Ma, soprattutto, l’auto-realizzazione deve passare per forza per tutto questo sacrificio?

Io, quella, pensavo fosse la santità.

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20 Risposte

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  1. Erremoscia said, on 9 luglio 2009 at 6:17 pm

    Ah…era ora che li abilitassi!
    Una splendida arringa!

  2. seia said, on 10 luglio 2009 at 12:21 am

    Oh i commenti!!! 🙂
    Il tipo rosica dai e poi questa recensione – che tale non è – è pessima in quanto livorosa, personale, soggettiva. Bocciato come critico letterario, spero sia meglio in quanto avvocato, anche perchè a quanto pare non sarebbe in grado di ricostruirsi una vita 🙂

  3. Adriano said, on 12 luglio 2009 at 2:22 pm

    Caro Federico,
    hai fatto bene a rispondere a tono all’articolo che hai riportato!
    Però, con tutto rispetto, a me non sembra una recensione… e neppure che il brano abbia l’intento di giudicarti sul personale… anche perchè- sono andato a vedere – è tratto da un giornalino goliardico!
    comunque guarda che alcune espressioni sono vere….anch’io ero straconvinto che il tuo blog fosse il resoconto di vita in diretta —senza nulla offendere gli avvocati di grosso calibro!giusto o sbalgiato, credo che anche questo aspetto abbia affascinato parecchi..e lo stesso Covucci!
    p.s.: ma allora, a quando il prossimo romanzo?

  4. fbaccomo said, on 12 luglio 2009 at 7:08 pm

    Caro Adriano,

    son d’accordo con te: era il pensiero di tanti che il mio fosse un resoconto in diretta, ed era l’idea stessa che stava dietro al blog quando è nato, per dare più efficacia alle storie, renderle più vive. Il fatto è che, appena ho spiegato che avevo lasciato quel mondo, si sono moltiplicate le voci di chi ha sostenuto che inventassi tutto senza nemmeno sapere bene di che parlassi, vista la mia esperienza limitata. Da lì, la voglia di chiarire la cosa e sottolineare quello che mi sembra un po’ un controsenso.

    Quanto al resto – ed è il punto che mi premeva di più – la mia impressione è che, al contrario, l’articolo cada più volte sul personale. Nulla di particolarmente grave, non è il primo né il più “cattivo” (il pezzo riprende, tra l’altro, diversi degli argomenti contenuti in un articolo dal taglio derisorio pubblicato su TopLegal), però certi temi à “la volpe e l’uva”, a suggerire l’idea che dietro certe scelte ci sia solo incapacità, ecco, mi paiono degni di attenzione e replica.

    P.s.=Eh, sto cominciando a lavorarci, vediamo cosa viene fuori…

  5. adriano said, on 13 luglio 2009 at 12:03 pm

    Caro Federico,
    grazie per la tua risposta e per il lieto annuncio del tuo nuovo lavoro!
    Concordo con quanto mi scrivi; però resto dell’idea che non vi fosse nulla di personale nei tuoi confronti, ma semplicemente un pò di irriverenza goliardica… e poi, a dirla tutta, anche a me è sembrato che di questi business lawyers (si scrive così?) non sia sempre uscita una immagine limpida e luminosa (te escluso, ovviamente!). E ancora: forse che davvero sei stato davvero il riferimento (divertente e anche un pò consolatorio) per schiere di giovani promettenti? Bè, in tal caso, è tutto valore aggiunto: onore al tuo merito!(e anche questo, in fondo, esce dall’irriverente arringa…)
    p.s.: Io lavoro in un piccolo studio di provincia…e ti assicuro, per la fatica e il sacrificio in cui crediamo io e molti altri colleghi, forse hai ragione tu…dovrebbero farci tutti santi!!!;)
    Attendiamo tutti tue nuove! Ciao,Adriano

  6. Francesco said, on 13 luglio 2009 at 12:10 pm

    I livorosi e gli invidiosi, chissà perchè, mi ricordano l’atteggiamento di certi ragazzetti lampadati con i capelli farciti di gel e i vestitini dolce & capanna all’ultima moda che vedono i loro compagni rimorchiare quintali di figa, mentre loro, a bocca asciutta rimangono di fronte al bancone del bar con la red bull in mano, fingono superiorità, scherzano col barman acrobatico e si complimentano col diggèi per l’ottima house music.

  7. Sandro said, on 13 luglio 2009 at 1:09 pm

    Ma non c’è un moderatore in questo sito? Ah Francè, la tua è più che cattiveria! e che volgarità! non certo degna per il sito di Federico (che ha compreso appieno e si è dimostrato un gran signore!) E che ne sai se quello era livoroso e/o indivisioso? E se fosse davvero tutta “goliardia”? E se mentre noi ce ne stiamo a scrivere sul blog, quello invece se sta pure a divertì!? Sai che buco nell’acqua predersela così tanto! p.s.: mica male la Miss nelle prime pagine di quella rivista, Fantafobal…

  8. Francesco said, on 13 luglio 2009 at 3:17 pm

    Sandro,
    il mio intervento non intendeva essere nè cattivo nè volgare (passami i quintali…). Le critiche (se sono valide e circostanziate) vanno sempre bene e sono doverose. Quello che non condivido è la (più o meno velata) critica alla persona, l’atteggiamento di superiorità, tutto qua…

  9. Sandro said, on 13 luglio 2009 at 4:42 pm

    Bhò…io questo senso di superiorità proprio non ce lo vedo, non mi pare neppure un attacco alla persona… e, quanto meno – concedimelo – le tue di critiche hanno ben poco di circostanziate e valide, eh! Però – e senza riferimenti ad alcuno – il tuo intervento …..è troppo forte!
    Ciuao

  10. il pavone said, on 24 luglio 2009 at 10:33 am

    “Evviva, dunque, la capacità di adattamento, evviva il coraggio di mettersi in gioco nella vita, evviva la forza di volontà, evviva la costanza del sacrificio!”

    un deja vù: le lezioni di catechismo!

    ed ero così anch’io appena dopo la laurea… 1 anno ed era già sparito tutto
    (non sono avvocato)

  11. Sergio said, on 24 luglio 2009 at 4:30 pm

    Non mi curerei troppo di ciò che pensa uno che chiama la facoltà di giurisprudenza dell’università degli studi di Brescia “Brixia Law School”…

  12. michele said, on 24 luglio 2009 at 4:37 pm

    Che c’hai da dire alla nostra mitica Università di Brescia? Ognuno fa la sua esperienza e io mi sono trovato bene….

  13. godmorgon said, on 27 luglio 2009 at 2:30 pm

    ma insomma Michele, ma non riesci proprio a mettere da parte l’inevitabile campanilismo brixiano???

  14. michele said, on 27 luglio 2009 at 4:24 pm

    Eh, sono cittadino del mondo, ma amo tanto la mia città…! che ci vuoi fà?!

  15. Mario said, on 28 luglio 2009 at 8:03 pm

    “I livorosi e gli invidiosi, chissà perchè, mi ricordano l’atteggiamento di certi ragazzetti lampadati con i capelli farciti di gel e i vestitini dolce & capanna all’ultima moda che vedono i loro compagni rimorchiare quintali di figa, mentre loro, a bocca asciutta rimangono di fronte al bancone del bar con la red bull in mano, fingono superiorità, scherzano col barman acrobatico e si complimentano col diggèi per l’ottima house music.”

    E’ riuscito a sintetizzare i miei pensieri in maniera perfetta.

    Sinceramente, trovo in tutti i commenti e le recenzioni “top legal stile” del libro di Federico, qualcosa di Giuseppe, probabilmente legata ai suoi mocassini di coccodrillo.

    Per quanto mi riguarda, posso solo fare i complimenti a chi ha avuto il coraggio di fare una scelta di vita forse azzardata ma vincente, perchè compatibile con le sue aspirazioni.

    In bocca al lupo Duke (col Ch duro :D)

  16. vincenzo said, on 29 luglio 2009 at 9:51 am

    Macchè, quell’articolo di top legal stile non c’ha niente! I “dolce & capanna stile” vanno cercati da ben altra parte (gli unici che non hanno ricevuto il trattamento che loro davvero si meritavano…)

  17. elisinob said, on 2 agosto 2009 at 12:23 pm

    Ciao Federico,
    ti ho scoperto per caso, su segnalazione di un amico. E ho letto “Studio illegale” in soli due giorni, poco dopo la sua pubblicazione.
    Oggi finalmente sono risalita al tuo nuovo blog: di complimenti ne avrai già ricevuti tanti, posso aggiungere anche i miei? Saranno i settemilacentunesimi, ma porta pazienza.
    Non posso che essere d’accordo con te: è molto più coraggioso lasciare la strada principale per immettersi su una sterrata, che adattarsi ad un destino poco felice. La “costanza del sacrificio” mi suona come inutile autolesionismo.
    Da noi in biblioteca passa spesso un giovane avvocato di buone speranze; un po’ esaurito, ma simpatico. Così, ancora a marzo, gli avevo suggerito il tuo libro. Indovina, da allora non ha mai avuto il tempo per leggerlo…
    Tornerò sicuramente a visitarti.
    Un saluto,
    ElisinoB

  18. Nicola said, on 23 agosto 2009 at 3:56 pm

    Caro Federico,
    è bello ritrovarti nella rete!
    Aspettiamo con trepidazione il tuo nuovo libro…
    Nicola

  19. Nothing said, on 24 agosto 2009 at 8:39 pm

    Interessante il prezzo della “verità”.
    Se sapere che il racconto non è una vera e propria diretta cambia in maniera così radicale le carte in tavola, mi chiedo se codesti indignati lettori si sentono solo un po’ traditi (?) o se magari al tempo hanno posto più l’attenzione al background dello scrittore rispetto a quello che effettivamente scriveva.

    Se mi sto sbagliando, perché indignarsi di questo? Cosa cambia in termini di contenuto?

    Personalmente continuerò a leggere, a divertirmi e (di tanto in tanto :D) a pensare.
    Tanto mi basta.

    I complimenti a (oddio, Duchesne o Federico?) Federico risultano quasi scontati come corollario, ma mi scoccerebbe non metterli per iscritto.

  20. lonelymarlin said, on 24 settembre 2009 at 12:32 pm

    Caro Federico,

    ci sono alcune cose che ci accomunano: la professione, la scelta di lasciare una realtà consolidata e lanciarsi in un’avventura piena di incognite, persino la data di nascita.

    Ho compiuto un percorso speculare al tuo: da impiegato a tempo indeterminato a praticante e poi avvocato e nel leggere il tuo blog ho ritrovato molti stati d’animo che io stesso ho provato e tuttora provo, da sveglio e non.

    Sento ancora addosso le occhiate di commiserazione dei colleghi al mio annuncio di dimissioni e le gufate stratosferiche degli amici, ma non mi sono pentito nemmeno un istante delle mie scelte…

    Questo per dirti, in sintesi, che hai tutta la mia ammirazione per aver trovato il coraggio di cambiare, per non essere diventato prigioniero di quella paralisi da porto sicuro che impastoia ambizioni e tensioni, per aver dato voce non, come molti suppongono, alla frustrazione di una persona sola in un ufficio ma, a mio modo interpretare, allo svilupparsi di un desiderio, di una sfida, in grado di cambiare l’esistenza.

    Per questo ti auguro ogni bene e spero di continuare a leggerti.

    Cristiano


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