Come si pronuncia Duchesne?

Qualche…

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 16 luglio 2009

…link.

A questa pagina del sito di Catell Ronca, l’artista che ha disegnato la copertina di Studio Illegale, oltre a quest’ultima è possibile vedere un gruppo di altre copertine della stessa artista, tra cui la copertina qui sotto, quella che in qualche modo è un po’ la mamma della mia, visto che è la cover che ha convinto, a ragione, il mio editor a scegliere quel tipo di veste stilistica per Studio Illegale (io fino ad allora ero convinto, non so perché, che l’avrei disegnata io).

anonymity

Segnalo poi, a questo link (segnalatomi a mia volta da una lettrice), un breve articolo di un ex magic circle trainee che, sotto pseudonimo, racconta la sua esperienza e la sua scelta di lasciare il grande studio in cui lavoarava. Tra i commenti all’articolo, spicca quello che recita più o meno così: “Non voglio giudicarti qui, ma, mano sul cuore, è stata una tua decisione o le circostanze t’hanno forzato la mano?”, che si ricollega a quanto dicevo nel precedente post. Mi piace molto la parte mano sul cuore.

A proposito di pseudonimi, su questo blog è possibile leggere un articolo relativo all’uso in letteratura, con diversi link interessanti. Non riguarda le motivazioni che hanno spinto me a usare uno pseudonimo, ma c’è quel paragone con la Pepsi che merita di essere letto.

Aggiungo quindi un altro link in cui si racconta brevemente della vicenda di Richard Bachman, pseudonimo di Stephen King, autore di cinque romanzi, prima di morire – come ha detto lo stesso King – di “cancro dello pseudonimo”. Il fatto che, alla fine, anche lui sia stato scoperto grazie alla “SIAE americana”, devo dire mi rincuora.

Infine, come avevo anticipato, qui la presentazione del Premio Letterario Città di Vigevano 2009, con la terna dei finalisti, i premi alla carriera e la menzione “Under 30” a Studio Illegale.

Annunci

È comunque solo un romanzo…

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 9 luglio 2009

Mi hanno segnalato la recensione di Studio Illegale – romanzo e blog – che trascrivo qui sotto, pubblicata sulla rivista Fantafobal del 24 aprile 2009. Ne parlo perché viene da un avvocato d’affari e, in quanto tale, ha per me un interesse particolare.

Dice così (da qui in poi, le frasi in corsivo sono i termini di Dario Covucci, l’estensore della recensione):

Era il 29 aprile 2007 quando sul web entrava in scena tale Duchesne, con il suo blog, Studio illegale, in pochi giorni affermatosi come uno dei maggiori successi mediatici su Internet. Una settimana dopo aver lasciato uno studio milanese (una big law firm) sotto falso nome Duchesne gridava al mondo la realtà (la sua) dei c.d. business lawyers, gli avvocati d’affari che spopolano su Top legal e alimentano i sogni di schiere di neolaureati.
Un mondo ossessionato, a tratti perverso, fatto di nevrosi settimanali, segregazioni in due diligence, colleghi di stanza complessi (complessati?), partners fuori dalle righe e un mondo collaterale (o forse sotterraneo) di vizi… In tutto questo, Duchesne si descrive così: “Io sono un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene”.
Ebbene, la moltitudine dei collaboratori dei grandi studi (ma non solo) è ammaliata dagli updates quotidiani del misterioso blogger; sono soprattutto i praticanti (l’ultima ruota del carro, l’anello più debole della catena) a seguire con devozione, quasi religiosa, le vicende di Duchesne.
Vicende, sia chiaro, che tutti, ma proprio tutti, credevano storia vera in diretta da parte di un insider (un praticante, un avvocato, o, addirittura, un partner?) stanco che il mondo non sapesse neppure l’esistenza di queste realtà. Ma, poi, la svolta: il 18 marzo 2009, Duchesne si svela; un giovane avvocato (Federico Baccomo), che aveva lavorato tre anni prima – e per poco – in un grande studio, che ora fa tutt’altro, e, rimasto un po’ traumatizzato, ha scritto, rielaborandole, le sue memorie.
Sapete che vi dico? Ma va…!!!! Ormai il velo di Maya è tolto: che resta di meraviglia? Eppure, il suo libro, “Studio illegale”, è alla terza edizione e vende trilioni di copie…
Ebbene, permettetemi che ora vi parli io. Io in uno di questi studi (ed è il top) ci lavoro: un po’ mi riconosco nelle fatiche quotidiane, nella vita di 10-11-12- n. ore in ufficio (in realtà, il lavoro ce l’hai sempre in testa), nello stress quotidiano, nella difficoltà di vivere con pienezza (o anche solo mantenere) relazioni umane (e affettive) fuori lavoro; ma credo e vedo anche l’impegno, dato e richiesto da tutti (soci compresi), sempre al massimo livello, nella opportunità di crescita unica, nell’essere ben pagato (uno stipendio!) e, soprattutto, ripagato dal riconoscimento meritocratico del gran culo (e delle grandi rinunce esistenziali) che mi son sempre fatto, anche alla Brixia Law School.
E mi dico; in questa nostra realtà, difficile ed estremamente selettiva, se non avessi fatto, anche solo per un infinitesimo, quello che ho fatto, sarei a questo punto di auto-realizzazione?
Che senso ha, allora, confortarsi con le lamentazioni di un Tizio che ha un po’ il dente avvelenato perché non si è adattato alla realtà? Evviva, dunque, la capacità di adattamento, evviva il coraggio di mettersi in gioco nella vita, evviva la forza di volontà, evviva la costanza del sacrificio! Questo sì che da senso ad ogni tua scelta, ti ripaga per ogni fatica, ti fa dare sempre il meglio di te – e ti fa pure evolvere la specie (quella forense)!

Dario Covucci

Trovo che questo articolo contenga diversi spunti interessanti.

Una premessa. Nonostante quanto erroneamente riportato nell’articolo (aveva lavorato tre anni prima – e per poco – in un grande studio, e ora fa tutt’altro), la mia esperienza va un po’ oltre quella descritta: è composta di due anni di pratica in uno studio tradizionale, seguiti da tre anni in un, per usare i termini di Covucci, grande studio e prosegue con due anni in una società dove ho fatto – naturalmente con ritmi diversi – le cose che facevo prima (e non, per usare i termini di Covucci, tutt’altro). Ora, non è che voglia liquidare queste imprecisioni sulla mia vita professionale in nome di chissà quale rivendicazione curriculare, ma è che spesso le critiche che mi sono state rivolte partono da, e si fermano a, questo presupposto formale: “ma te che ne sai?”

La cosa divertente è che, anche più spesso, questa critica finisce per essere confutata dagli stessi che l’avanzano, con frasi come questa, per usare i termini di Covucci: Vicende, sia chiaro, che tutti, ma proprio tutti, credevano storia vera in diretta da parte di un insider (un praticante, un avvocato, o, addirittura, un partner?) stanco che il mondo non sapesse neppure l’esistenza di queste realtà.

Insomma, pare di capire, stando all’articolo, che inventavo situazioni di cui avevo solo una conoscenza superficiale e tutti, ma proprio tutti, però, credevano fossi addirittura un partner. C’è qualcosa che non torna: o io conosco il mondo di cui ho parlato e lo conosco abbastanza da riuscire a farmi passare per, addirittura, un partner, oppure – e l’ipotesi sembra un po’ offensiva per la categoria – c’è una tale ingenuità diffusa tra gli avvocati che basta che un praticante abbia lavorato per poco tempo in certe strutture ed è già in grado di produrre quella che viene considerata, per usare i termini di Covucci, storia vera in diretta, per due anni e un romanzo.

Accantonando in questo modo la mia esperienza, l’articolo mette sul piatto una nuova realtà (Ebbene, permettetemi che ora vi parli io), che si suppone diversa da quella nascosta dal mio, per usare i termini di Covucci, velo di Maya:

Io in uno di questi studi (ed è il top) ci lavoro: un po’ mi riconosco nelle fatiche quotidiane, nella vita di 10-11-12- n. ore in ufficio (in realtà, il lavoro ce l’hai sempre in testa), nello stress quotidiano, nella difficoltà di vivere con pienezza (o anche solo mantenere) relazioni umane (e affettive) fuori lavoro;…

Uhm, fin qui sembra di sentire me

…ma credo e vedo anche l’impegno, dato e richiesto da tutti (soci compresi), sempre al massimo livello, nella opportunità di crescita unica, nell’essere ben pagato (uno stipendio!) e, soprattutto, ripagato dal riconoscimento meritocratico del gran culo (e delle grandi rinunce esistenziali) che mi son sempre fatto, anche alla Brixia Law School. E mi dico; in questa nostra realtà, difficile ed estremamente selettiva, se non avessi fatto, anche solo per un infinitesimo, quello che ho fatto, sarei a questo punto di auto-realizzazione?

Bene, benissimo, giusto, seguire le ambizioni, lottare per esse.

Che senso ha, allora, confortarsi con le lamentazioni di un Tizio che ha un po’ il dente avvelenato perché non si è adattato alla realtà?

Eh, qui però comincio a confondermi. Che c’entro io, un Tizio, nell’auto-realizzazione di Covucci? È davvero così difficile credere che io possa aver fatto una scelta di vita diversa? È così improbabile pensare che non sia questione di inabilità ma semplicemente di ambizioni e sogni e modi di realizzazione differenti?

Evviva, dunque, la capacità di adattamento, evviva il coraggio di mettersi in gioco nella vita, evviva la forza di volontà, evviva la costanza del sacrificio!

Questo è il punto fondamentale: ma è davvero così coraggioso adattarsi invece di andare a costruirsi il proprio destino? Lasciare dopo anni, senza un’alternativa, un lavoro ben retribuito e per cui si riscuotevano apprezzamenti non è, forse, mettersi in gioco? Ma, soprattutto, l’auto-realizzazione deve passare per forza per tutto questo sacrificio?

Io, quella, pensavo fosse la santità.

Ecomostro

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 6 luglio 2009

Ieri passavo davanti a Palazzo Reale e, sulla facciata, ho visto un cartellone che segnalava una mostra dedicata a Giorgio Forattini, il celebre vignettista, dal titolo “Coraggio, Libertà, Sberleffo”.

Coraggio, libertà, sberleffo. Sono belle parole.

Così, sono andato sul sito di Panorama, che ospita ogni settimana una vignetta di Forattini, e, guardando la vignetta di questa settimana, ho pensato che, forse, oggi, essere coraggiosi, liberi e sbeffeggianti, non è più la stessa cosa…

forattini

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: