Come si pronuncia Duchesne?

JobMarathon

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 8 giugno 2009

La maratona di lettura mi pare sia andata molto bene (non parlo del mio contributo, che non ricordo, alla fine mi emoziono, mi alieno, faccio quel che devo fare e non ho una gran percezione di come mi comporto). Rimando qui per i dettagli e il resoconto della giornata, con l’indicazione dei lettori e dei libri letti.

Alla fine, avrei dovuto leggere due brani: uno da Studio Illegale e uno a scelta, con l’elastico vincolo di una certa relazione col lavoro.

Il brano che avevo scelto da Studio Illegale era il passaggio sulla breve vita, e poco eroica, del pesce Cleo Secondo Massimo, personaggio che sembra entrato nei cuori di tanti (la domanda che mi viene rivolta più spesso – dopo “Come si pronuncia Duchesne?” – è “Ma Cleo è esistito veramente?”. Io dico sì, perché c’è sempre bisogno di eroi).

Sabato mattina avevo riscritto il brano, riducendolo e modificandolo leggermente, per renderlo più scorrevole e adatto ad esser letto a voce alta, in particolare la mia voce alta. La modifica più patetica è stata “strillo acuto” invece di “grido stridulo”, sempre per la faccenda dell’erre moscia.

Il secondo pezzo che avevo scelto: un brano da Spinoza, di Paolo Nori.

Alla fine, per questioni di tempo, considerato l’alto numero di lettori intervenuti, m’è sembrato opportuno leggere solo quest’ultimo, che trovo racconti nel modo più efficace quel momento in cui può capitare che ci si chieda “Chi me lo fa fare di fare quello che sto facendo?”

Dice così:

Se ripenso a quando ho cominciato a scrivere, un caso stranissimo.

Da piccolo facevo il portiere. Giocavo nella squadra del quartiere dove abitavo, il quartiere Montebello. Portiere degli allievi della Montebello. Allora una volta, ero lì che dovevo rinviare coi piedi, mi sono chiesto improvvisamente Chi me lo fa fare, a me, di rinviare la palla coi piedi? C’erano i miei compagni, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano gli avversari, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. E io ero lì, la palla in mano, avevo appena fatto una parata, facile, colpo di testa senza forza, dritto fra le mie braccia, ero lì che cercavo di ricordarmi chi me lo faceva fare, a me, di rinviare la palla coi piedi. C’erano i panchinari della mia squadra, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano i panchinari della squadra avversaria, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’allenatore dell’altra squadra, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. C’era il mio allenatore, gridava Che cazzo fai? Muoviti! Io stavo lì, col pallone in braccio, pensavo, pensavo. C’erano i guardalinee, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’arbitro, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. Poi dopo ha fischiato. Punizione a due in area per la squadra avversaria. Battono, tirano, gol.

Cominciato a scrivere.


P.s.= alla fine Studio Illegale, comunque, la sua lettura pubblica l’ha avuta e di questo devo ringraziare Alessandro Rimassa, coautore di Generazione Mille Euro, che ne ha voluto leggere un passaggio e l’ha interpretato molto meglio di quanto avrei saputo fare io.

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