Come si pronuncia Duchesne?

MJ

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 26 giugno 2009

Sto leggendo Gelo, di Thomas Bernhard, e questo passaggio (poteva anche essere un altro, il passaggio) mi ha fatto venire in mente Michael Jackson:

Il pittore domanda: «Non fa molto freddo sopra l’acqua del fiume? Io sento freddo solo a guardarci dentro, chissà che cos’è doverci star sopra tutto il giorno e dare ordini!»

Siamo alle facili allegorie, me ne rendo conto. Il fatto, però, è che proprio in questi giorni stavo organizzando la trasferta londinese che ruotava intorno alla sera del 22 luglio, visto che grazie alla mia ex-compagna di stanza – quella della tabellina excel per intenderci – ero riuscito a procurarmi un biglietto per il concerto di quella data.

A questo proposito, tanto per rimanere in tema di Studio Illegale, racconto un piccolo aneddoto.

C’è un post, poi finito nel libro, che per me ha rappresentato una sorta di spartiacque nella piccola vicenda del blog: si tratta del primo post di cui sono stato davvero soddisfatto, in cui mi sembrava di essere riuscito a tradurre in modo efficace una certa sensazione in una piccola storia e che mi ha fatto pensare “ora devo provare a fare meglio di così”. Il post è questo qui.

Un’altra delle domande che mi vengono rivolte più spesso è quanto ci sia di autobiografico nelle storie che ho raccontato. A essere sinceri non lo so più, se è vero che anche mia mamma comincia a raccontare in giro di avermi regalato, realmente, il pesce Cleo Secondo Massimo.

Il post di cui parlo, però, è davvero autobiografico. Naturalmente, anche in questo caso, ho inserito l’elemento “fuorviante”, che non mi rendesse riconoscibile: nella fattispecie, la Macarena. Non ho mai ballato la Macarena nel gabinetto del mio studio legale.

Il Moonwalk: era questo il ballo con cui provai a dare un senso alle mie giornate professionali.


«Non fa freddo, – disse l’ingegnere, – l’unica cosa importante è non soffrire di vertigini. Se uno soffre di vertigini, ancor prima di rendersene conto, precipita nell’acqua a testa in giù.»

Altre segnalazioni

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 24 giugno 2009

Dopo Roma, il 30 giugno, sarà poi la volta di Poggibonsi, il 3 luglio, al Festival Narrazioni 2009 Libera Tutti, dove alle 16.30, Insy Loan ed io, presenteremo i rispettivi libri, figli dei rispettivi blog. Non è la prima volta che ci muoviamo in coppia, visto che è apparsa una nostra intervista congiunta su Vogue di Febbraio. A parte quel momento in cui mi chiamò “Duchy”, l’intervista fu molto divertente. Mi fa ben sperare per l’incontro. Il festival, peraltro, ha un programma molto interessante – 3-4-5 luglio – per cui non si rischia a partecipare comunque, a prescindere dalla mia presenza.

Oggi ho saputo che la giuria tecnica del premio letterario Città di Vigevano dedicato a Lucio Mastronardi ha segnalato Studio illegale con la menzione speciale giovani. Questo mi fa davvero piacere. La cerimonia si terrà a Vigevano il 17 ottobre, ma ci tenevo a segnalarlo subito.

Segnalazioni

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 23 giugno 2009

Una segnalazione.

Settimana prossima, 30 giugno, sarò a Roma, ai giardini di Castel Sant’Angelo, alle 21.30, a presentare Studio Illegale, nel corso della rassegna “Letture d’Estate”, in compagnia di Dario Migliardi. Non mi metto a dire cose come accorrete numerosi, ma, come sempre, sarà un piacere incontrare chi avrà voglia di raggiungerci.

Un’altra segnalazione.

In un paio di interviste, qui e qui, alla domanda quali blog leggi?, si può notare la grande fantasia con cui ho risposto alla domanda segnalando in entrambi i casi gli stessi due blog, lo Sgargabonzi e Pataterna. Ora, son contento di sapere che domani quest’ultima uscirà per Castelvecchi con il suo libro Forse sono una ragazza prodigio.

pataterna

JobMarathon

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 8 giugno 2009

La maratona di lettura mi pare sia andata molto bene (non parlo del mio contributo, che non ricordo, alla fine mi emoziono, mi alieno, faccio quel che devo fare e non ho una gran percezione di come mi comporto). Rimando qui per i dettagli e il resoconto della giornata, con l’indicazione dei lettori e dei libri letti.

Alla fine, avrei dovuto leggere due brani: uno da Studio Illegale e uno a scelta, con l’elastico vincolo di una certa relazione col lavoro.

Il brano che avevo scelto da Studio Illegale era il passaggio sulla breve vita, e poco eroica, del pesce Cleo Secondo Massimo, personaggio che sembra entrato nei cuori di tanti (la domanda che mi viene rivolta più spesso – dopo “Come si pronuncia Duchesne?” – è “Ma Cleo è esistito veramente?”. Io dico sì, perché c’è sempre bisogno di eroi).

Sabato mattina avevo riscritto il brano, riducendolo e modificandolo leggermente, per renderlo più scorrevole e adatto ad esser letto a voce alta, in particolare la mia voce alta. La modifica più patetica è stata “strillo acuto” invece di “grido stridulo”, sempre per la faccenda dell’erre moscia.

Il secondo pezzo che avevo scelto: un brano da Spinoza, di Paolo Nori.

Alla fine, per questioni di tempo, considerato l’alto numero di lettori intervenuti, m’è sembrato opportuno leggere solo quest’ultimo, che trovo racconti nel modo più efficace quel momento in cui può capitare che ci si chieda “Chi me lo fa fare di fare quello che sto facendo?”

Dice così:

Se ripenso a quando ho cominciato a scrivere, un caso stranissimo.

Da piccolo facevo il portiere. Giocavo nella squadra del quartiere dove abitavo, il quartiere Montebello. Portiere degli allievi della Montebello. Allora una volta, ero lì che dovevo rinviare coi piedi, mi sono chiesto improvvisamente Chi me lo fa fare, a me, di rinviare la palla coi piedi? C’erano i miei compagni, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano gli avversari, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. E io ero lì, la palla in mano, avevo appena fatto una parata, facile, colpo di testa senza forza, dritto fra le mie braccia, ero lì che cercavo di ricordarmi chi me lo faceva fare, a me, di rinviare la palla coi piedi. C’erano i panchinari della mia squadra, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’erano i panchinari della squadra avversaria, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’allenatore dell’altra squadra, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. C’era il mio allenatore, gridava Che cazzo fai? Muoviti! Io stavo lì, col pallone in braccio, pensavo, pensavo. C’erano i guardalinee, tutti voltati verso di me, aspettavano tutti che rinviassi la palla coi piedi. C’era l’arbitro, tutto voltato verso di me, aspettava tutto che rinviassi la palla coi piedi. Poi dopo ha fischiato. Punizione a due in area per la squadra avversaria. Battono, tirano, gol.

Cominciato a scrivere.


P.s.= alla fine Studio Illegale, comunque, la sua lettura pubblica l’ha avuta e di questo devo ringraziare Alessandro Rimassa, coautore di Generazione Mille Euro, che ne ha voluto leggere un passaggio e l’ha interpretato molto meglio di quanto avrei saputo fare io.

Manca il fiato

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 4 giugno 2009

Sabato prossimo, mi hanno invitato a una maratona di lettura, sul tema del lavoro. Pensavo di essere privilegiato dal fatto di averci scritto un intero libro, sul tema del lavoro, e invece mi sono accorto di non essere in grado di dare una voce a Studio Illegale. Il sospetto mi era già venuto quando, un paio di settimane fa, ad una presentazione, ho letto un “ti offro un caffé”. Avevo la stessa intonazione delle voci che annunciano i ritardi del treno. Con l’erre moscia.

Insomma, ho pensato di cercarmi un autore più leggibile e, in tema di lavoro, mi è venuto in mente questo illuminante passaggio da Revolutionary Road di Richard Yates.

“Allora, qual è il tuo problema, Frank? Ti facevo già in Europa, a quest’ora.”
“Hai voglia di scherzare? April è incinta.”
“Oh, Gesù!”
“No, ascolta: ci sono anche altri modi di vedere una faccenda come questa, Sam. Te ne dico subito uno. Mi serve un lavoro, va bene. Ma non sta scritto da nessuna parte che il lavoro che trovo debba per forza mandarmi in vacca il cervello, no? Vedi, tutto quello che voglio è mettermi in tasca abbastanza quattrini per sbarcare il lunario per un anno o due, finché riesco a organizzarmi meglio, nel frattempo desidero conservare la mia identità. Di conseguenza, ciò che più mi preme di evitare è qualsiasi tipo di lavoro che possa essere considerato a buon diritto ‘interessante’. Desidero qualcosa che non possa assolutamente toccarmi. Vorrei una ditta di quelle grosse, vecchie, ipertrofiche, che abbia continuato a fare soldi nel sonno da cent’anni a questa parte, e in cui debbano assumere otto tizi per ogni mansione, perché da nessuno di loro ci si può aspettare che s’interessi davvero a quella cosa noiosa di cui, almeno in teoria, dovrebbe occuparsi. Io voglio entrare in un’azienda del genere e dire: Sentite, voi potete avere il mio corpo e il mio bel sorriso da universitario per tante e tante ore al giorno per tanti e tanti dollari, ma a parte questo c’ignoreremo completamente. Capito l’antifona?”

Ho provato a leggere la prima frase ad alta voce: Allora, qual è il tuo problema Frank? Ti facevo già in Europa, a quest’ora. John Wayne, sempre con l’erre moscia.

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