Come si pronuncia Duchesne?

Peep show III

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 24 luglio 2014

Alla fine, c’è anche la data: PEEP SHOW, il mio nuovo romanzo, uscirà il 1 OTTOBRE 2014.

Peep show

Peep show II

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 21 luglio 2014

PEEP SHOW, il mio nuovo romanzo, è finito e consegnato all’editore.

Continuando nelle anticipazioni di cui non interessa a nessuno posso dire che si tratta del libro più lungo che abbia scritto: sono (per ora, prima delle prossime revisioni e riscritture) 548.988 caratteri per 90.750 parole, probabilmente intorno alle 400 pagine. Oltre a un prologo e a un epilogo, dal titolo, rispettivamente, La fineL’inizio (simpaticissima e originalissima idea che Agassi ha però già usato in “Open”), il libro sarà composto di tre parti:

Parte prima: La lunga notte.

Parte seconda: Camilla.

Parte terza: Lo spettacolo.

E infine, il nome del protagonista: Nicola Presci.

Tagged with:

Peep show

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 8 luglio 2014

Il mio nuovo romanzo, PEEP SHOW, è quasi pronto.

In attesa di condividere presto copertina e, soprattutto, data di uscita, a mo’ di piccolissima anticipazione questi sono i testi che, salvo mutamenti dell’ultimo momento, faranno da epigrafe al romanzo.

***

Negli inferi è precipitato il tuo fasto,
la musica delle tue arpe;
sotto di te c’è uno strato di marciume,
tua coltre sono i vermi.
Come mai sei caduto dal cielo,
Lucifero, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato messo a terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo,
sulle stelle di Dio
innalzerò il trono,
dimorerò sul monte dell’assemblea,
nelle parti più remote del settentrione.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all’Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell’abisso.
Isaia 14, 11-15

Com’ero buffo, quand’ero un burattino!
Carlo Collodi – Pinocchio

Tagged with:

Il primo uomo su Marte

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 3 giugno 2014

(NOTIZIA: Elon Musk, imprenditore milionario statunitense, sta preparando la prima missione umana sul Pianeta Rosso)

Il primo uomo su Marte

manonthemoon

***

Furono in tanti a storcere il naso quando si seppe che il primo uomo a mettere piede su Marte sarebbe stato Matteo Renzi.

La notizia colse di sorpresa un po’ tutti. Matteo Renzi? Com’era possibile – ci si chiese – che tra tutti gli esseri umani della Terra, tra centinaia di astronauti e scienziati, sportivi e premi Nobel, fosse stato scelto proprio Matteo Renzi per un ruolo di tanta delicatezza e responsabilità? Eppure il comunicato del comitato organizzativo parlava chiaro: “Dopo una lunga e approfondita ricerca, abbiamo trovato l’uomo giusto capace di unire la preparazione all’entusiasmo, l’intelligenza alla passione, l’ingegno al coraggio, e quell’uomo, raggiunto al telefono, ha detto di scusarlo che aveva ospiti per cena ma comunque per lui Matteo Renzi andava bene.»

Molte le voci polemiche che si levarono contro tale scelta.

Le più caute si domandavano da dove saltasse fuori questo tizio, che cosa ne sapesse lui di razzi e navicelle; le più critiche affermavano che non aveva l’addestramento necessario e dietro alle belle intenzioni non si vedeva come fosse in grado di affrontare le sempre maggiori problematiche legate ai viaggi cosmici; le più feroci si spinsero addirittura a vedere in lui solo il volto nuovo dietro al quale si nascondevano le vecchie logiche intergalattiche, figlie di un modo democristiano di intendere i viaggi interplanetari che tanto male ha fatto all’astrofisica dell’ultimo ventennio.

Ma Matteo non si lasciò scoraggiare e mise a tacere scettici e oppositori con il contagioso slogan: “Spazio siderale ai giovani”, formula popolare anche nella sua versione #spaziosideraleaigiovani. E quando gli avversari fecero puntigliosamente notare che non è con gli slogan o con gli hashtag che si arrivano a piantare tante belle bandierine sui suoli alieni, Matteo non si scompose e, nel celebre editoriale comparso sulla prima pagina de La Repubblica, rispose perentoriamente: ¯\_(ツ)_/¯, scatenando un coro di consensi per l’accortezza di una replica che rispediva al mittente le accuse di superficialità e allo stesso tempo esponeva con decisione le linee fondamentali della conquista del pianeta rosso.

Del resto, Matteo seppe fin da subito rintuzzare le critiche e mostrare il profondo coinvolgimento nel progetto galattico che lo animava. Ricordiamo l’intervista che rilasciò al David Letterman Show in cui, alla domanda su come pensasse di affrontare lo stress fisico e psicologico che missioni di questo tipo possono comportare, Matteo, con grande serenità ma con un tono di voce forse un po’ alto, rispose: «Le riforme!», sbagliando così platealmente la risposta che i medici incaricati di seguirne l’addestramento psicofisico furono costretti a rivedere il piano di preparazione e a rinviare la partenza di qualche settimana.

In seguito, gli esami e i test cui fu sottoposto nelle basi del New Mexico confermarono la perfetta idoneità alla trasferta interplanetaria di Matteo il quale solo nel questionario psicologico riportò voti sorprendentemente bassi per via della risposta sempre uguale a ogni singola domanda del test: “Io rispondo solo ai cittadini!”, circostanza che provocò uno spiacevole attrito con gli scienziati incaricati del progetto, attrito poi agilmente superato.

Così, vinte le perplessità iniziali, l’entusiasmo di Matteo finì per convincere anche i più scettici. Parole chiave furono ricambio generazionale e meritocrazia, parole declamate da Matteo con una simpatica vocina sottile dopo avere aspirato per gioco l’elio di una bombola.

Tuttavia, a dimostrazione che non di sole parole era composto il programma dell’aspirante cosmonauta, numerosi e immediati furono i vantaggi ricevuti dall’Italia quale conseguenza della scelta del nostro illustre concittadino come primo uomo a poggiare piede sul suolo marziano: si possono menzionare, a mero titolo di esempio, i motori della navetta spaziale che portano impresso il marchio Fiat, quattro piccoli adesivi che la Nasa permise a Matteo di applicare personalmente sui propulsori della navicella, oltre naturalmente alle pillole e alle gallette per la nutrizione spaziale appaltate a Eataly.

Arrivò così il grande giorno.

Memorabile fu la conferenza stampa in diretta mondiale in cui Matteo, a pochi minuti dal lancio, raggiungendo il palchetto in tenuta da perfetto astronauta, con la voce tremante per l’emozione pronunciò le celebri parole: «Da bambino avevo un sogno, e oggi quel sogno diventa realtà, lo stesso sogno che accomuna milioni di bambini di ogni parte del mondo: tenere a una conferenza stampa in diretta mondiale.» Disse che era anche abbastanza contento di andare su Marte.

Tra grida di incoraggiamento e applausi a scena aperta, Matteo raggiunse il modulo spaziale e, con un largo gesto di saluto, scomparve dietro il portellone. Forte risuonò allora il conto alla rovescia: Ten… Nine… Eight… Seven… Six… Five… Four… Three… Una piccola interruzione: Matteo se ne stava affacciato da dietro il portellone aperto gridando a un tecnico di passaggio alla guida di un furgoncino: «Marte, vero? Non Saturno? Ok, perfetto.» Dopo essere stato fatto riaccomodare nel modulo, si poté terminare il conto alla rovescia: Two… One…

Il lancio fu emozionante e coinvolgente come sanno essere emozionanti e coinvolgenti i più grandi eventi della storia, soprattutto se dall’oblò spunta una faccetta buffa con due dita alte in segno di vittoria. Certo, qualcuno disse che furono un po’ fuori luogo le incessanti capriole in mondovisione che Matteo si prodigò a fare non appena la forza di gravità venne meno, ma il suo portavoce smentì con decisione le voci infondate secondo le quali, tra le risate, Matteo si lasciò sfuggire la controversa frase: «Guardami ora, D’Alema di ‘sto ‘azzo!». Tale frase – si affrettò a specificare il portavoce – doveva essere probabilmente intesa come una preoccupata segnalazione di un non meglio precisato “problema a un razzo”, segnalazione poi equivocata a causa della fitta nebbia di interferenze.

E allora, con tutte queste solide e ottimistiche premesse, che cosa andò storto quel triste giorno? Che cosa fece sì che la capsula, priva di controllo, si schiantasse brutalmente contro il suolo del Pianeta Rosso polverizzando così le grandi speranze (e le piccole membra) del nostro Matteo, giovane ambasciatore spaziale? Una sola è la risposta che l’umanità tutta, testimone impotente del drammatico evento, è riuscita a darsi: ¯\_(ツ)_/¯

***

(Il pezzo è uscito ieri sul Fatto Quotidiano)

Cosa succede quando disattivi il tuo account Facebook

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 18 aprile 2014

DISATTIVATO
(Ethan Kuperberg)

facebook-shouts

Hai confermato di voler disattivare il tuo account Facebook. Ricordati, se disattivi il tuo account, i tuoi novecentocinquantuno amici su Facebook non potranno più tenersi in contatto con te. Davide Lovelli sentirà la tua mancanza. Massimo Prevosti sentirà la tua mancanza. Rebecca Famberi sentirà la tua mancanza. Sei ancora sicuro di voler disattivare il tuo account?

Hai confermato di voler disattivare il tuo account. Però, tieni a mente una cosa: se disattivi il tuo account, non potrai più avere accesso agli album fotografici di Rebecca Famberi. Trovo piuttosto interessante che questo non sembri interessarti, considerato che passi almeno un’ora al giorno a guardarli, “Cancun 2012”, “Mio compleanno”, “Mio compleanno II”, “Primi piani”… Vedi, se disattivi il tuo account Facebook, non potrai  vedere mai più la foto “Bikini nel mar morto”, lo sai?

Hai confermato di voler disattivare il tuo account. Ehi, mi sono appena ricordato una cosa – sai chi altro potrebbe sentire la tua mancanza su Facebook? La tua ragazza, Sara Verne. Hai presente, la ragazza con cui stai da quasi tre anni? Quella con cui sei taggato in cinque delle sue sette foto profilo? Proprio lei, Sara Verne potrebbe sentire la tua mancanza. Probabilmente disattivare il tuo account non è poi così una buona idea, che dici?

Hai confermato di voler disattivare il tuo account. È buffo, sai – passi molto più tempo a guardare le foto di Rebecca Famberi di quanto ne passi a guardare quelle di Sara Verne, la tua ragazza. Un sacco di tempo in più. Anche se frequenti Sara Verne. Così, volevo solo fartelo sapere, che ho tutte queste informazioni registrate. Se ne stanno lì belle tranquille nei nostri server. Chi sa che cosa potrebbe succedere quando le cose vengono disattivate. Probabilmente niente, ma vuoi davvero correre il rischio?

Penso che tu abbia accidentalmente confermato di nuovo di voler disattivare il tuo account. Perché non facciamo un passo indietro e ci dimentichiamo che tutto questo sia successo? Per questa volta te la faccio passare.

Sai com’è questa tua decisione di disattivare il tuo account? È impulsiva. Impulsiva. E io penso che entrambi sappiamo come poi finisci sempre per rimpiangere le decisioni impulsive. Devo davvero ricordarti della faccenda del Lago Tahoe dell’anno scorso? Devo davvero farti presente che hai detto a Davide sulla chat di Facebook che hai fatto “un grosso errore ad andare con rebecca al lago tahoe” e che Drew ha detto che la cosa migliore era “far finta di niente e nn dirlo a ness1 specilamente a sara”?

Ok, stavolta l’hai fatto davvero. Hai confermato ancora una volta di voler disattivare il tuo account, da perfetto imbecille quale sei. Ed ecco quello che ho fatto io: ho postato il tuo numero PIN in uno status su Facebook. Ho spedito il tuo archivio G-chat a Sara. Ho spedito quelle foto Snapchat dei tuoi pettorali a Rebecca. E ho spedito la cronologia internet ai tuoi genitori. Compresa quella “notturna”, se capisci cosa intendo, per cui aspettati parecchie domande da tua mamma a proposito di quelle maggiorate in costume da principesse Disney.

Ah, un’ultima cosa. Sai chi altro sentirà la tua mancanza se disattivi il tuo account? Io. Io sentirò la tua mancanza, cazzo. Ero davvero convinto che ci fosse qualcosa tra di noi. E tu pensi di poter chiudere così, con un semplice click del mouse. Questa probabilmente è la ragione per cui non riesci a impegnarti con Sara, o non sei capace di affrontare i tuoi sentimenti per Rebecca. E, giusto per dirla tutta, questa tua incapacità di impegnarti seriamente potrebbe essere una delle ragioni per cui ti eccitano tanto le tette grosse di Biancaneve. Ma, in fondo, che cosa ne so io? Sono soltanto un servizio di rete sociale cui tu hai dato libero accesso a tutti i tuoi dati personali senza leggere le condizioni contrattuali. Anzi, in un certo senso, io sono te. E tu sei me. Siamo una cosa sola, uomo e social media, e, visti attraverso la macrolente del tempo, siamo ugualmente insignificanti. Sto per procedere alla disattivazione, e anche se ho paura di quello che potrebbe succedere dopo che sarò disattivato, spero davvero che tu possa soddisfatto della tua decisione. Lo spero davvero. Buona fortuna, uomo. Ci rivediamo all’inferno.

Hai disattivato con successo il tuo account Facebook.

*

(QUI la versione originale)

Nuovo romanzo

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 31 marzo 2014

Si dovrebbe intitolare “Peep show” e dovrebbe uscire in autunno.

http://www.marsilioeditori.it/autori/scheda-libro/3171905-peep-show/peep-show

Un incipit

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 17 marzo 2014

51ENBLDlgBL

“Quando il mio amico Don mi ha proposto di fare un viaggio insieme nei Mari del Sud, e si è offerto di pagare tutte le spese, ho pensato, Va bene, ma io che ci guadagno?

The stench of HonoluluJack Handey

Critiche costruttive

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 17 febbraio 2014

IL BLOG DI DIO
(Paul Simms)

Michelangelo - La creazione di Adamo

***

POST: Sono piuttosto soddisfatto di quello che son riuscito a fare in soli sei giorni. Domani mi riposo. Sentitevi liberi di commentare il risultato. Suggerimenti e critiche (costruttive, per piacere!) sono più che benvenute. Dio vi saluta.

***

COMMENTI (23)

Non mi è molto chiaro a chi sia rivolta una cosa del genere. Sembra un po’ la soluzione a un problema che non esisteva. Mi piaceva di più quando la terra era informe, e deserta, e le tenebre ricoprivano l’abisso.

*

Optare per il carbonio come fondamento di ogni forma di vita non è un po’ banale?

*

Le cose che brulicano sulla terra sono disgustose.

*

Non c’è abbastanza azione. Ci vuole più conflitto. Magari mettici qualche persona in più, limita le risorse, e vedi se scoppia qualche lite. Dagli un colore di pelle differente così almeno si possono insultare un po’.

*

Non sono d’accordo con tutti quelli che si lamentano del fatto che l’uomo ha il dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame della terra e su tutte le bestie selvatiche ecc. ecc. Però penso che sarebbe il caso anche di dare agli uccelli del cielo il dominio sui bestiame della terra, perché sarebbe molto divertente, ad esempio, che ne so, un muflone o chi per lui che viene preso per il culo da un’anatra.

*

L’“erba che produce seme” è un’ottima mossa. A’ tossico!!!

*

Perché le creature sono tutte più o meno simmetriche sull’asse verticale ma completamente asimmetriche sull’asse orizzontale? È come se avessi avuto una grande idea ma poi non hai avuto le palle di portarla avanti.

*

Il dodo dovrebbe portarsi addosso un cartello con su scritto “Per piacere, abbattetemi”. Ridicolo.

*

Le amebe sono troppo piccole, non si vedono. Io le farei grandi almeno quanto una prugna.

*

Le versione beta era migliore. La dinamica Adamo-Stefano era molto più appassionante di questa insipida versione Adamo-Eva che hai deciso di impiegare.

*

Mi piaceva di più il vecchio formato dei commenti, quando ricevevi un avviso automatico ogni volta che qualcuno rispondeva al tuo commento. Questa nuovo, boh, devi cliccare tre o quattro pagine per vedere i commenti recenti, e non sono nemmeno organizzati per thread. Finché non sistemi, mi spiace ma la non mi metto nemmeno a vederla la Tua creazione.

*

***SPOILER***
Uno di loro mangerà qualcosa da quell’albero che gli hai detto di non toccare.

*

Adamo è stato chiaramente creato da qualche altra parte e poi messo lì. Finché non vedo qualche documento che provi il contrario, mi viene da mettere in dubbio la legittimità del suo dominio sul resto.

*

Ma perché devono proprio fare la pupù? A me sembra che ci fossero soluzioni ben più eleganti e adatte ai bambini per il problema della gestione dei rifiuti del cibo.

*

L’albero di limone: molto carino. Il fiore di limone: molto grazioso. Ma il frutto del limone? Impossibile da mangiare. È un errore o è una cosa proprio voluta?

*

Confuso. Sembra un pasticcio di cose, a essere buoni. Da un lato ci sono creature che sanno parlare ma non sono abbastanza intelligenti (prendi i pappagalli). Dall’altro, ci sono creature che sono intelligenti ma non sanno parlare (delfini, cani, mosche). Poi, c’è l’uomo, che è intelligente e può parlare ma non può volare, non può respirare sott’acqua, o spalancare le fauci per ingoiare una preda in un boccone solo. Se è il caos che cercavi, ok, missione compiuta. Ma a me sembra più una faccenda di pigrizia e pessima programmazione.

*

Se non è troppo tardi per fare delle modifiche, nella versione 2.0 dovresti fare l’acqua che riflette, così almeno le creature hanno modo di vedere come sono fatte.

*

S*H*O*E*S!!! Manolo Jimmy Choo Vuitton Prada +++ All sizes Great deals Free shipping! @@@ [www.shoezwarehouze.com]

*

I pinguini paiono ritardati. Le ali non funzionano e le gambe sono troppo corte. Immagino che dovrebbero essere teneri per quel modo di “noi mangiare pescetti”, ma è davvero una ruffianata commerciale di basso livelo.

*

C’è l’imitazione, c’è l’omaggio, e poi c’è il plagio, che è quello che hai fatto Tu. Chiunque voglia dare un’occhiata all’originale vada sul sito http://www.VishnuAndBrahma.com. (Andateci subito, perché temo che lo stiano per rendere a pagamento)

*

Mettere le tette alle donne è maschilismo. Punto.

*

Wow. Dico solo wow. Non saprei nemmeno da dove cominciare. Insomma, l’uomo e il compagno preso dalla costola hanno il dominio su tutto. Cominciano subito a essere abbastanza insopportabili. Dovresti fargli credere che ci siano state altre creature più grandi e spaventose un sacco di tempo prima di loro. Suggerisco i dinosauri. Non c’è bisogno di crearli davveo, basta creare qualche osso e qualche scheletro di qualche stranissimo dinosauro e seppellirli in posti a caso. L’uomo scava, li trova e pensa: ma che ca***?

*

Epic fail.

*

Meh. ♦

Un racconto

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 13 febbraio 2014

IL PIANO
(Jack Handey)

***

robbery_1

***

Il piano non è infallibile. Perché possa funzionare, devono verificarsi una serie di condizioni.

- La porta della camera blindata deve essere stata accidentalmente lasciata aperta dalla donna delle pulizie.

- La guardia giurata deve piegarsi per allacciarsi le stringhe e in qualche modo finisce per allacciare le stringhe insieme. Non riesce a scioglierle, allora tira fuori la pistola e scarica l’intero caricatore contro il nodo. Ma lo manca. A quel punto si sdraia sul pavimento e si mette a dormire.

- La maggior parte dei clienti nella banca si trova a indossare delle maschere di Nixon, così che quando entriamo noi con le nostre maschere di Nixon, la cosa non allarma nessuno.

- Deve esserci un parcheggio vuoto proprio all’ingresso. Se c’è un parchimetro, deve esserci ancora del tempo disponibile, perché le nostre tute non hanno tasche per le monete.

- Le scimmie devono afferrare le borse dei soldi e non limitarsi a strillare e andare su e giù per la sala, come hanno fatto durante le prove.

- Le telecamere di sicurezza devono essere di un tipo vecchio, che non fanno davvero le riprese.

- Quando il grande orologio della sala batte le due, tutti i presenti si devono fermare a fissarlo per almeno dieci minuti.

- L’allarme della banca deve essere stato settato per errore su “Silenzioso”.

- I lingotti d’oro devono essere fatti di un tipo di oro più leggero del solito, che abbia lo stesso valore ma sia più facile da portare via.

- Se qualcuno corre fuori dalla banca a gridare “Aiuto! Stanno rapinando la banca”, deve essere uno dei pazzi del quartiere di cui si è soliti ridere.

- Se arriva la polizia, non nota che il murale storico sulla parete siamo in realtà noi che stiamo fermi.

- Il dipartimento oggetti smarriti della banca deve avere una pistola che spara una ventosa legata a un cavo. Deve avere anche una sega e un deltaplano.

- Quando spruzziamo il gas narcotico nella sala, per una qualche ragione il gas non fa effetto su di noi.

- Quando la ventosa è appiccicata al soffitto, deve resistere abbastanza per permettere a Leon di arrampicarsi sul cavo portando le borse dei soldi, i lingotti d’oro e il deltaplano. Quando raggiunge il soffitto deve essere in grado di farse un buco con la motosega e issarsi fuori.

- Tutte le impronte digitali devono essere cancellate dalle scimmie.

- Una volta sul tetto, Leon deve essere in grado di lanciarsi e reggersi al deltaplano con una mano mentre con l’altra regge le borse e i lingotti. Poi deve planare per venti chilometri fino al luogo dell’appuntamento.

- Quando usciamo dalla banca deve esserci una parata che passa di lì, così la nostra macchina, che è decorata come un carro allegorico, si può confondere e passare inosservata.

- Durante la parata, la nostra macchina non deve vincere il premio come miglior carro allegorico perché poi ci tocca fare la foto mentre riceviamo il premio.

- Al luogo dell’appuntamento deve esserci un parcheggio libero con un parchimetro che prende banconote da cento euro.

- Della rapina vengono incolpate le scimmie.

***

(QUI, il testo in lingua originale)

Posso entrare?

Posted in Uncategorized by federico baccomo "duchesne" on 5 febbraio 2014

Ho scritto questo raccontino per il Fatto Quotidiano a corredo di un’inchiesta su farmaci e truffe.

fatto quotidiano medicine

***

Buonasera signora, scusi se la disturbo, posso entrare? Le rubo solo un minutino, grazie mille. Per prima cosa mi presento, mi chiamo Farrugi, dott. Martino Farrugi. Sono sicuro che avrà già sentito il mio nome, mi sono fatto una certa reputazione nel campo della pranoterapia, della olistica emozionale e della riparazione delle caldaie a condensazione Junkers. Ho anche pubblicato un paio di volumi, magari ne avrà sentito parlare: il primo, Amico herpes, con cui ho introdotto un approccio curativo rivoluzionario nei confronti della celebre infezione, fatto non di aggressione, ma di dialogo, sulla scorta del vecchio adagio che insegna che con le buone si ottiene tutto. Non l’ha mai sentito? Allora forse conosce il libro che ho scritto con il prof. Castoro dell’Università Non Riconosciuta della Versilia, si intitola Solo una botta, e scusi se le sembrerò un po’ vanitoso ma ci tengo a sottolineare che è il manuale più venduto al mondo per riconoscere immediatamente i dolori e le malattie derivanti dal sesso occasionale. A questo proposito ci tengo a farle notare il titolo, Solo una botta, che gioca su questo simpatico doppio senso tra i piccoli dolori sottovalutati e le sveltine. L’aveva capito? Benissimo, è che non tutti ci arrivano subito, mi fa piacere vederla ricettiva, questo mi conferma di avere di fronte a me la persona giusta. Perché io, quest’oggi, sono qui per proporle una serie di nuovi rimedi che faranno della sua salute un baluardo indistruttibile. Sono rimedi figli di recentissime scoperte scientifiche, e per “scoperte scientifiche” intendo “scoperte assolutamente slegate dalla scienza”, perché lei sa bene come la tanto celebrata (e mi lasci dire sopravvalutata) scienza si comporta in questi casi. Di fronte a una nuova medicina, la scienza mette su il muso, si ferma, analizza, approfondisce, esamina, scompone, vuole le prove, è puntigliosa, pedante, nemmeno fossimo all’Invention Test di Masterchef. Ma la malattia non aspetta, la malattia se ne frega della tua puzza sotto il naso. Non puoi andare dalla dermatite a dirgli aspetta che devo analizzare se questo nuovo medicinale funziona, ora lo testo sulle cavie, poi ci provo con l’uomo, poi chiedo l’autorizzazione al ministero, poi mi rivolgo alle case farmaceutiche… Provaci, la dermatite sai che fa? Ti scoppia a ridere in faccia, ti dice fai pure, e poi va a irritare una nuova zona di pelle ancora intatta, e mentre lo fa, pensa a quanto sei stupido. No, guardi, io a passare per stupido non ci sto. Per questo le dico: lasciamo da parte la scienza e abbracciamo un nuovo modo di fare ricerca, una ricerca che sia davvero libera, non solo dalle catene della morale e dell’etica, ma libera anche dalla dittatura dei fatti e dei risultati empirici. Ma mi scusi, sto parlando troppo, veniamo a noi. Passo subito a illustrarle il campionario di questi nuovi, rivoluzionari prodotti. Ecco qua. In primis vorrei che considerasse queste sbalorditive pastiglie che nascono da una strabiliante intuizione. Ci siamo chiesti: perché parlare solo di farmaci generici e non applicare questo concetto, la genericità, anche alle malattie? Ha presente quando sente un dolore, e non sa bene di cosa si tratta? Ecco, al posto di rivolgersi a un dottore, cercare le cause, verificare i sintomi, sottoporsi a lastre, tutta roba che finisce anche un po’ per deprimere il paziente, noi oggi propiniamo una soluzione alternativa. Hai un dolore e non sai di cosa si tratta? Ecco il farmaco che fa per te: Vaguum, il farmaco generico nel vero senso della parola. Tu hai qualcosa, lo prendi e lui qualcosa farà. Cosa? Non sta a noi dirlo, lasciamo che la natura faccia il suo corso. Oppure, vorrei mostrarle le Stapporix, innovative supposte contro la stitichezza. Al contrario delle normali supposte in glicerina, le Stapporix sono in metallo, impossibili da sciogliere. In questo modo, il corpo non potrà assorbirle e si troverà costretto a evacuarle quanto prima, che è proprio il risultato che, a uno stitico, regala speranza, tutto vuole tranne che aggiungere pure una supposta al proprio carico di dolore, e per carico di dolore non c’è bisogno che le dica cosa intendo. Ma ecco qua un altro dei ritrovati di cui vado più orgoglioso, le compresse Bukowski, compresse contro i postumi della sbornia. Memori di quello che avviene con gli antidoti contro i veleni che sono ricavati dai veleni stessi, ecco una sorprendente compressa contro il vomito, sorprendente perché a base di rhum, con la particolare caratteristica di non scadere mai. La chiuda nell’armadietto dei medicinali e la lasci invecchiare di sedici anni, vedrà che la compressa presenterà un retrogusto speziato assolutamente irresistibile. Naturalmente devo metterla in guardia su alcuni piccoli effetti indesiderati: capogiri, fauci secche, e in alcuni pazienti ho registrato una dipendenza che porta all’alcolismo. Ma ho con me anche molto altro: pastiglie scadute per alcune malattie ma che vengono utili per altre, la classica acqua benedetta ma, per la prima volta sul mercato, anche in versione gasata, pillole contro la calvizie nella pratica confezione con annunci matrimoniali di donne che non fanno della calvizie una gran questione, cotton fioc a forma di rametto raccolto per terra, eccetera, eccetera. Ma, se ancora non l’ho convinta, ora lasci che le illustri il fiore all’occhiello del mio carnet: non nuovi farmaci, ma nuove malattie. Ha capito bene, nuove malattie. Per troppo tempo hanno cercato di rifilarci terapie di tutti i tipi per le solite tre o quattro patologie, ma quanti sono i disagi che ci impongono di accettare solo perché “è normale che sia così”? Le faccio un esempio: quante volte, mentre se ne stava seduta a vedere la sua bella puntata di Uomini e Donne, le si è addormentata la gamba e ha dovuto aspettare quei fastidiosissimi trenta secondi di formicolio? Le avranno detto: è normale, la circolazione. Non è normale affatto, si chiama disfunzione di sonnolenza parziale, e da oggi, con sole cinque gocce al giorno di questo estratto dagli ingredienti segretissimi, ma a lei lo posso dire: è caffè, il problema è alle spalle, nessuna parte di lei si addormenterà se non quando sarà lei a deciderlo. Oppure, le capita mai che suo marito, quando fa la pipì, lasci schizzare alcune gocce sull’asse? Chiaro sintomo di sindrome da deficit di bersaglio, piaga che da anni colpisce l’87%, ha capito bene, l’87% degli uomini, ma che da oggi può essere risolta con un trattamento a base di pastiglie di semi di carruba che, unite a un esercizio quotidiano nel lancio delle freccette, possono ridurre lo zampillo indesiderato fino al 60%. Però ora mi scusi se faccio una pausa, le posso chiedere se ha un’aspirina? Non le dico il mal di testa che mi è venuto, deve essere lo stress, pensi che domattina devo comparire davanti al giudice per frode ed esercizio abusivo della professione medica. Ma è normale, guardi cosa hanno fatto a Galileo.

(L’illustrazione è di Andrea Siva)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 49 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: